Una scheggiatura su una piastrella appena posata può costare dai 15 ai 60 euro di sostituzione, senza contare il tempo perso per rimuovere il pezzo danneggiato e rifare la fuga. Il problema è che bastano tre secondi di distrazione, una punta sbagliata o un giro di troppo per trasformare un foro pulito in un cratere. Ho visto succedere decine di volte, anche a persone con buona manualità. La buona notizia è che forare piastrelle senza romperle è alla portata di chiunque, a patto di conoscere il tipo di punta, la velocità corretta e un paio di trucchi che fanno la differenza tra un lavoro riuscito e una piastrella da buttare.
In questo articolo
- La punta diamantata è obbligatoria per il gres porcellanato: le punte al widia funzionano solo su ceramica monocottura e bicottura
- Il nastro di carta da carrozziere riduce il rischio di slittamento della punta fino al 90%
- La velocità ideale per forare piastrelle in ceramica è tra 600 e 800 giri/min; per il gres si scende a 400-600 giri/min
- Raffreddare con acqua durante la foratura allunga la vita della punta fino a 5 volte
- La percussione del trapano va sempre disattivata quando si fora una piastrella
- Un foro da 6 mm su ceramica richiede circa 30-60 secondi con la tecnica corretta
Indice
- Perché le piastrelle si scheggiano durante la foratura
- Tipi di punta per piastrelle: widia, diamantata e a tazza
- Preparare la superficie: nastro e segnatura del punto
- Velocità e pressione corrette in base al materiale
- Forare il gres porcellanato: la sfida più difficile
- Fori grandi per tubi e prese elettriche
- Errori comuni e come evitarli
- Attrezzatura consigliata per forare le piastrelle
Perché le piastrelle si scheggiano durante la foratura
Per forare piastrelle senza romperle bisogna prima capire perché si rompono. La ceramica è un materiale duro ma fragile: sopporta bene la compressione, molto meno le vibrazioni laterali e gli shock termici. Quando la punta del trapano entra in contatto con lo smalto superficiale, se c’è troppa velocità o percussione, lo smalto si stacca in scaglie perché non ha elasticità. È lo stesso principio per cui un bicchiere di vetro si rompe se lo colpisci con un martello, ma resiste benissimo al peso di una pila di piatti sopra.
Le cause principali della scheggiatura sono quattro: percussione attiva sul trapano, punta inadatta al materiale, pressione eccessiva e assenza di raffreddamento. Eliminando questi quattro fattori, il rischio di danneggiare la piastrella si riduce quasi a zero. Come spiega anche la voce dedicata alla ceramica su Wikipedia, i materiali ceramici hanno una resistenza alla frattura molto variabile a seconda della composizione e del processo di cottura.
C’è poi un quinto elemento che molti trascurano: il supporto dietro la piastrella. Se la piastrella è posata a regola d’arte, con colla distribuita uniformemente, il supporto pieno assorbe le vibrazioni. Se invece ci sono vuoti d’aria sotto la piastrella (cosa che succede spesso con pose frettolose), il rischio di rottura aumenta enormemente. Prima di forare, batti leggermente con le nocche: un suono sordo indica adesione piena, un suono vuoto segnala che sotto c’è aria.

Tipi di punta per piastrelle: widia, diamantata e a tazza
La scelta della punta è il fattore più importante quando si tratta di forare piastrelle senza romperle. Non tutte le punte sono uguali, e usare quella sbagliata è il modo più rapido per rovinare il lavoro. Ecco le tre categorie principali, con i materiali su cui funzionano.
Se hai bisogno di orientarti anche sulle punte per altri materiali, ho scritto una guida completa su punte da trapano: quale usare su muro, legno, metallo e piastrelle.
| Tipo di punta | Materiale adatto | Diametri comuni | Costo indicativo | Durata media |
|---|---|---|---|---|
| Widia (carburo di tungsteno) a lancia | Ceramica monocottura, bicottura, maiolica | 4-12 mm | 3-8 € | 20-40 fori |
| Diamantata a corona (elettrodeposizione) | Gres porcellanato, gres fine, klinker | 5-14 mm | 8-25 € | 15-30 fori |
| Diamantata a tazza | Tutti i tipi di piastrella | 20-120 mm | 12-45 € | 10-25 fori |
| Diamantata a vuoto (sinterizzata) | Gres porcellanato spesso, pietra naturale | 6-68 mm | 15-50 € | 50-100 fori |
La punta a lancia in widia è la più economica e va benissimo per le piastrelle in ceramica tradizionale. Ha una forma a punta di freccia che incide lo smalto senza scheggiarlo, a patto di lavorare a bassa velocità. Si riconosce facilmente: è piatta sulla punta, non elicoidale.
La punta diamantata è indispensabile per il gres porcellanato, un materiale così duro che il widia non riesce a scalfirlo. La versione elettrodepositata costa meno ma si consuma prima; quella sinterizzata (o a vuoto) dura molto di più e conviene se devi fare molti fori. Per la scelta del trapano giusto, ti consiglio di leggere anche trapano avvitatore: coppia, batteria e percussione, cosa serve davvero.
La fresa a tazza serve per i fori grandi, quelli necessari per far passare tubi dell’acqua, scarichi o scatole elettriche. Ne parliamo più avanti nella sezione dedicata.
Preparare la superficie: nastro e segnatura del punto
Il trucco più semplice ed efficace per forare piastrelle senza romperle non costa quasi nulla: un pezzo di nastro di carta da carrozziere. Si applica sulla piastrella nel punto esatto dove andrà il foro e si segna il centro con una matita o un pennarello a punta fine. Il nastro ha due funzioni fondamentali: impedisce alla punta di scivolare sulla superficie liscia dello smalto e riduce le micro-vibrazioni che causano le scheggiature sul bordo del foro.
Io uso sempre due strati di nastro sovrapposti a croce. Il primo strato nel senso orizzontale, il secondo in verticale. Questo crea una superficie leggermente ruvida che dà alla punta il grip iniziale necessario. È un metodo che nella mia esperienza ha eliminato quasi del tutto i problemi di slittamento.
Per segnare il punto esatto, conviene usare una livella laser se devi allineare più fori, ad esempio per una barra portasciugamani. Per un foro singolo basta un metro a nastro e una riga.
Un altro accorgimento utile è il punzone a molla (o bulino): si posiziona sul segno e si preme. La punta crea una piccola impronta nello smalto che guida la punta del trapano. Funziona bene sulla ceramica tradizionale; sul gres porcellanato è meno efficace perché lo smalto è più duro. In alternativa, puoi creare un piccolo invito con una punta più sottile (3 mm) prima di passare al diametro definitivo.
Velocità e pressione corrette in base al materiale
La velocità di rotazione è il secondo fattore critico. Troppi giri significano troppo calore, e il calore è il nemico numero uno delle piastrelle. Lo smalto si surriscalda, si espande in modo disomogeneo rispetto al corpo sottostante e si stacca. Risultato: scheggiatura.
La regola generale è semplice: più il materiale è duro, più lenta deve essere la velocità. Ecco i valori di riferimento che uso abitualmente:
- Maiolica e ceramica tenera: 800-1.000 giri/min con punta al widia
- Ceramica monocottura: 600-800 giri/min con punta al widia
- Gres porcellanato: 400-600 giri/min con punta diamantata
- Gres porcellanato spesso (10+ mm): 300-500 giri/min con punta diamantata sinterizzata
Se il tuo trapano non ha il variatore di velocità, è molto difficile controllare i giri. In quel caso ti consiglio di usare un trapano avvitatore a batteria, che di solito parte da zero e permette un controllo progressivo del grilletto. Ne ho parlato in dettaglio nell’articolo su trapano a percussione o tassellatore.

La pressione deve essere costante ma leggera. L’errore più comune è spingere forte pensando di accelerare il lavoro. In realtà, premere troppo provoca due problemi: la punta si surriscalda e la piastrella subisce uno stress meccanico eccessivo. La pressione giusta è quella del peso del trapano più una leggera spinta della mano. Se vedi che la punta non avanza, non aumentare la pressione: controlla che la punta sia ancora affilata e aggiungi acqua per raffreddare.
Il raffreddamento ad acqua è fondamentale, soprattutto con le punte diamantate. Il metodo più pratico in casa è usare una spugna bagnata premuta accanto al foro, in modo che l’acqua scorra nella zona di contatto. In alternativa, chiedi a qualcuno di versare un filo d’acqua da una bottiglia di plastica con il tappo forato. Alcuni professionisti usano le guide con serbatoio integrato, ma per lavori domestici la spugna funziona benissimo.
Forare il gres porcellanato: la sfida più difficile
Il gres porcellanato merita un capitolo a parte perché è il materiale che mette più in difficoltà chi fa bricolage. Ha una durezza che, secondo la scala di Mohs, arriva a 7-8 su 10, paragonabile al quarzo. Questo significa che le punte al widia si spuntano in pochi secondi e non riescono neppure a graffiare la superficie.
Per forare il gres porcellanato servono obbligatoriamente punte diamantate. Non ci sono alternative valide. Ecco la procedural che seguo sempre:
- Nastro di carta: due strati a croce sul punto del foro
- Trapano in modalità solo rotazione: percussione assolutamente disattivata
- Velocità a 400-500 giri/min: partire dal basso e non superare mai i 600
- Acqua costante: la punta deve essere sempre bagnata durante la foratura
- Inclinazione iniziale a 45°: questo trucco aiuta la corona diamantata a creare un primo solco senza scivolare. Dopo 2-3 mm di profondità, raddrizzare il trapano a 90°
- Movimenti oscillanti: ogni 5-10 secondi, sollevare leggermente la punta per far entrare acqua nel foro e evacuare la polvere
Il tempo necessario per un foro da 8 mm nel gres porcellanato è di circa 60-90 secondi. Se provi ad andare più veloce, bruci la punta e rischi la scheggiatura. La pazienza è tutto.
Una volta attraversata la piastrella, se sotto c’è il muro, devi cambiare punta. Per il muro pieno o forato serve una punta da muro al widia, e a quel punto puoi anche attivare la percussione. Per scegliere il tassello giusto da inserire nel foro, consulta la guida su tasselli: quale regge su muro forato, cartongesso o pieno.
Fori grandi per tubi e prese elettriche
Appendere uno specchio richiede fori da 6 mm. Far passare un tubo dell’acqua calda ne richiede uno da 35-50 mm. Per le scatole elettriche si arriva a 68 mm. In questi casi le punte normali non bastano: servono le frese a tazza diamantate (dette anche carotatrici).
Le frese a tazza funzionano con lo stesso principio delle punte diamantate, ma hanno una forma cilindrica che taglia un cerchio nella piastrella. Il disco centrale rimane intero e si stacca alla fine. Ecco le regole per usarle senza danni:
- Velocità bassissima: 200-400 giri/min per diametri oltre i 30 mm
- Acqua abbondante: qui la superficie di contatto è molto maggiore, quindi il calore prodotto è superiore
- Nessuna pressione: lasciare che la fresa lavori col suo peso
- Guida centrata: molte frese a tazza hanno una punta pilota al centro. Se la tua non ce l’ha, usa una dima in legno compensato fissata con del nastro biadesivo
Se devi fare un foro grande tra le fughe, valuta se è possibile posizionarlo esattamente sulla fuga: il materiale della fuga è molto più morbido della piastrella e riduce lo stress sul bordo. Tuttavia, questo funziona solo per fori piccoli (fino a 10-12 mm).

Per i fori rettangolari, ad esempio per una presa elettrica incassata, la tecnica è diversa. Si tracciano le linee, si eseguono diversi fori ravvicinati lungo il perimetro con una punta da 4-5 mm e poi si rifinisce con una pinza a pappagallo o con una smerigliatrice angolare dotata di disco diamantato.
Errori comuni e come evitarli
In oltre vent’anni di lavori in casa, ho commesso (e visto commettere) tutti gli errori possibili nella foratura delle piastrelle. Ecco i più frequenti, con la soluzione per ciascuno.
1. Usare la percussione del trapano. È l’errore numero uno. La percussione serve per il muro, non per la piastrella. Il martellamento spacca lo smalto nel giro di un secondo. Prima di accendere il trapano, controlla sempre che la modalità percussione sia disattivata. Se hai dubbi sul tuo trapano, verifica nella guida su trapano a percussione o tassellatore.
2. Partire a velocità troppo alta. Lo smalto deve essere inciso gradualmente. Parti sempre dal minimo e aumenta solo dopo che la punta ha creato il suo invito nel materiale.
3. Non usare il nastro adesivo. La punta scivola sullo smalto liscio e graffia la piastrella in un punto dove non volevi il foro. Due strisce di nastro da carrozziere risolvono il problema.
4. Forare troppo vicino al bordo. La distanza minima dal bordo della piastrella dovrebbe essere di almeno 15-20 mm. Più vicino, il rischio che il bordo si stacchi è molto alto. Se proprio non puoi evitarlo, fora prima di posare la piastrella, quando è ancora appoggiata su un supporto piatto.
5. Non cambiare punta quando si passa dalla piastrella al muro. La punta diamantata o al widia per piastrelle non è fatta per il cemento. Una volta attraversata la piastrella, fermati, cambia punta e continua con una punta da muro.
6. Dimenticare il raffreddamento. Una punta diamantata usata a secco dura un terzo rispetto a una raffreddata con acqua. E il calore aumenta il rischio di scheggiatura. Tieni sempre una spugna bagnata a portata di mano.
7. Forzare la punta quando non avanza. Se la punta non taglia più, è consumata. Continuare a premere non serve a nulla e rompe la piastrella. Cambia la punta.
Attrezzatura consigliata per forare le piastrelle
Per completare il lavoro in sicurezza e con buoni risultati, ecco l’elenco dell’attrezzatura necessaria. La maggior parte di questi strumenti è probabilmente già nella tua cassetta degli attrezzi di base.
- Trapano avvitatore con variatore di velocità: se è a batteria 18 V, meglio ancora; leggi anche la guida sulle batterie 18 V e la compatibilità tra sistemi
- Set di punte al widia a lancia: per ceramica tradizionale, diametri 4, 6, 8 e 10 mm
- Punte diamantate: per gres porcellanato, almeno i diametri 6 e 8 mm
- Fresa a tazza diamantata: se devi fare fori per tubi o prese, diametro 35 o 68 mm
- Nastro di carta da carrozziere: larghezza 25-30 mm
- Spugna e contenitore d’acqua: per il raffreddamento
- Occhiali di protezione: obbligatori, le schegge di ceramica sono taglienti
- Metro e matita: per la segnatura precisa del punto
- Aspiratore o panno umido: per raccogliere la polvere di ceramica
Se devi appendere qualcosa su una parete in cartongesso dopo aver forato la piastrella, dai un’occhiata alla guida su come appendere una mensola su cartongesso senza che ceda.
Da ricordare
- Disattiva sempre la percussione del trapano prima di forare qualsiasi piastrella
- Applica due strati di nastro da carrozziere a croce sul punto del foro per evitare lo slittamento
- Usa punte al widia per la ceramica e punte diamantate per il gres porcellanato
- Mantieni la velocità tra 400 e 800 giri/min a seconda del materiale
- Raffredda sempre con acqua usando una spugna bagnata accanto al foro
Domande frequenti
Come posso forare una piastrella senza romperla?
Applica due strati di nastro di carta da carrozziere a croce sul punto del foro per evitare lo slittamento. Usa una punta al widia a lancia per la ceramica tradizionale o una punta diamantata per il gres porcellanato. Imposta il trapano in modalità solo rotazione (percussione disattivata), mantieni una velocità tra 400 e 800 giri al minuto a seconda del materiale e raffredda con acqua durante tutta la foratura. La pressione deve essere leggera e costante.
Che punta serve per bucare le piastrelle?
Per le piastrelle in ceramica monocottura e bicottura, basta una punta al widia (carburo di tungsteno) a forma di lancia. Per il gres porcellanato, che ha una durezza molto superiore, serve obbligatoriamente una punta diamantata. Per fori grandi (oltre 20 mm di diametro), si usano le frese a tazza diamantate.
Come posso forare le piastrelle senza una punta diamantata?
Se la piastrella è in ceramica tradizionale (maiolica, bicottura o monocottura), puoi usare una punta al widia a lancia, che costa pochi euro e funziona bene. Sul gres porcellanato, invece, la punta diamantata non ha alternative reali: il widia si spunta immediatamente senza riuscire a incidere la superficie. In quel caso è meglio acquistare almeno una punta diamantata piuttosto che rischiare di rovinare la piastrella.
Come posso tagliare le piastrelle senza romperle?
Per tagli dritti, usa una smerigliatrice angolare con disco diamantato liscio (non segmentato) oppure un tagliapiastrelle manuale con rotella al carburo. Per tagli curvi o sagomati, pratica una serie di fori ravvicinati lungo la linea di taglio con una punta da 3-4 mm e poi rifinisci con una pinza a pappagallo. In tutti i casi, lavora lentamente e raffredda con acqua se usi utensili elettrici.
Si può forare tra le fughe delle piastrelle?
Sì, è possibile e in certi casi è la scelta migliore. Il materiale della fuga (malta o stucco) è molto più morbido della piastrella e si fora facilmente con una normale punta da muro. Tuttavia, il foro deve rientrare interamente nella fuga: se il diametro è più grande della larghezza della fuga, la punta finirà per toccare la piastrella e rischiare di scheggiarla. Per fori fino a 6 mm con fughe larghe almeno 3 mm per lato, è un’ottima soluzione.
A quanti giri al minuto si forano le piastrelle?
La velocità dipende dal materiale. Per la maiolica e la ceramica tenera si può arrivare a 800-1.000 giri al minuto. Per la ceramica monocottura il range ideale è 600-800 giri. Per il gres porcellanato bisogna scendere a 400-600 giri al minuto, usando sempre punte diamantate e raffreddamento ad acqua. Velocità superiori surriscaldano la punta e lo smalto, aumentando il rischio di scheggiatura.