In questo articolo
- La detrazione per il bonus ristrutturazione bagno nel 2026 è confermata al 50% per la prima casa e al 36% per le seconde abitazioni
- Il tetto massimo di spesa detraibile resta fissato a 96.000 euro per unità immobiliare
- I pagamenti devono avvenire esclusivamente tramite bonifico parlante per non perdere il diritto alla detrazione
- La detrazione viene ripartita in 10 quote annuali di pari importo nella dichiarazione dei redditi
- Tra i lavori ammessi rientrano rifacimento impianti, sostituzione sanitari, impermeabilizzazione e abbattimento barriere architettoniche
- In molti casi è sufficiente una CILA (Comunicazione Inizio Lavori Asseverata), ma per interventi strutturali serve la SCIA
Indice
- Cos’è il bonus ristrutturazione bagno nel 2026
- Quali lavori rientrano nel bonus bagno
- Requisiti e limiti di spesa per la detrazione
- Come richiedere il bonus ristrutturazione bagno passo dopo passo
- Documenti necessari e adempimenti fiscali
- Bonus bagno e altre agevolazioni cumulabili
- Errori da evitare nella richiesta del bonus
- Consigli pratici per risparmiare sulla ristrutturazione del bagno
Dopo oltre vent’anni passati a ristrutturare bagni per me stesso, per amici e per clienti, posso dirvi una cosa con certezza: il bagno è l’ambiente della casa in cui si concentrano più impianti, più materiali e più errori costosi. Ma è anche quello dove le agevolazioni fiscali possono fare la differenza tra un intervento sostenibile e uno che pesa troppo sul bilancio familiare. Nel 2026 il bonus ristrutturazione bagno è ancora disponibile ed è una delle opportunità più concrete per chi vuole rinnovare questo spazio fondamentale della casa. In questa guida vi spiego tutto quello che ho imparato sul campo, unendo la mia esperienza pratica alle informazioni fiscali aggiornate.
Cos’è il bonus ristrutturazione bagno nel 2026
Il bonus ristrutturazione bagno non è un’agevolazione autonoma, ma rientra nel più ampio Bonus Casa, ovvero la detrazione fiscale per interventi di ristrutturazione edilizia disciplinata dall’articolo 16-bis del TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi). La guida dell’Agenzia delle Entrate sulle agevolazioni per le ristrutturazioni edilizie chiarisce nel dettaglio tutte le condizioni per accedere al beneficio.
Per il 2026, la Legge di Bilancio ha confermato la struttura già introdotta nel 2025: la detrazione resta al 50% per gli interventi sulla prima casa (abitazione principale) e scende al 36% per le seconde case. Il tetto di spesa su cui calcolare la detrazione rimane fissato a 96.000 euro per unità immobiliare, un limite che comprende tutti gli interventi di ristrutturazione effettuati sull’immobile, non solo quelli relativi al bagno.
Questo significa che, se ristrutturate il bagno della vostra abitazione principale spendendo 15.000 euro, potrete detrarre dall’IRPEF il 50% di quella cifra, ovvero 7.500 euro, ripartiti in 10 rate annuali da 750 euro ciascuna. Per una seconda casa, la stessa spesa genererebbe una detrazione di 5.400 euro (36%), sempre in 10 anni.
Dalla mia esperienza a Bologna, dove ho seguito decine di ristrutturazioni bagno in appartamenti del centro storico e in villette della prima collina, posso confermare che la detrazione rende fattibili interventi che altrimenti verrebbero rimandati. Un rifacimento completo del bagno, che mediamente costa tra 8.000 e 20.000 euro a seconda dei materiali e della complessità, diventa molto più accessibile recuperando la metà in dichiarazione dei redditi.

Quali lavori rientrano nel bonus bagno
Questa è la domanda che mi fanno più spesso, e la risposta richiede attenzione. Non tutti i lavori in bagno danno diritto alla detrazione. Il principio generale è che devono trattarsi di interventi di manutenzione straordinaria, restauro, risanamento conservativo o ristrutturazione edilizia. La semplice manutenzione ordinaria su singole unità immobiliari (per esempio la sostituzione di un rubinetto o la ritinteggiatura delle pareti) non è agevolabile, a meno che non faccia parte di un intervento più ampio.
Ecco i lavori sul bagno che rientrano nel bonus ristrutturazione:
- Rifacimento completo dell’impianto idraulico: sostituzione di tubazioni di adduzione e scarico, spostamento dei punti acqua, installazione di nuovi collettori
- Rifacimento dell’impianto elettrico del bagno: nuove linee, punti luce, prese a norma
- Sostituzione dei sanitari con modifica della disposizione o degli impianti collegati
- Demolizione e ricostruzione dei rivestimenti: pavimenti e piastrelle a parete
- Impermeabilizzazione di pavimento, pareti doccia e vasca, come spiego anche nella mia guida su come impermeabilizzare un terrazzo fai da te (il principio di base è simile)
- Realizzazione o modifica del massetto
- Installazione di nuovi impianti di riscaldamento a pavimento o scaldasalviette
- Sostituzione della vasca con doccia o viceversa
- Abbattimento delle barriere architettoniche: allargamento porte, installazione sanitari per disabili, maniglioni, piatti doccia a filo pavimento
- Realizzazione di un secondo bagno dove prima non esisteva
- Rifacimento del controsoffitto per passaggio impianti: se vi interessa, ho scritto una guida dettagliata su come realizzare un controsoffitto in cartongesso
Un aspetto importante: la semplice sostituzione dei sanitari “pari sede” (stessi modelli nella stessa posizione) senza toccare gli impianti è considerata manutenzione ordinaria e non gode della detrazione del 50% per le singole unità abitative. Tuttavia, se questa sostituzione avviene nell’ambito di un intervento più ampio di manutenzione straordinaria del bagno, viene inclusa nel computo delle spese detraibili.
| Tipo di intervento | Categoria | Detraibile | Note |
|---|---|---|---|
| Rifacimento completo impianto idraulico | Manutenzione straordinaria | Sì, 50% | Prima casa; 36% seconda casa |
| Sostituzione sanitari con modifica impianti | Manutenzione straordinaria | Sì, 50% | Serve spostamento punti acqua o scarico |
| Sostituzione sanitari pari sede | Manutenzione ordinaria | No (singola unità) | Sì, se parte di intervento più ampio |
| Demolizione e rifacimento rivestimenti | Manutenzione straordinaria | Sì, 50% | Pavimenti e pareti |
| Sostituzione rubinetteria | Manutenzione ordinaria | No (singola unità) | Sì, se parte di intervento più ampio |
| Vasca sostituita con doccia | Manutenzione straordinaria | Sì, 50% | Comporta modifica impianti |
| Abbattimento barriere architettoniche | Manutenzione straordinaria | Sì, 50% o 75% | Possibile cumulo con bonus 75% |
| Creazione secondo bagno | Ristrutturazione edilizia | Sì, 50% | Richiede CILA o SCIA |
| Tinteggiatura pareti bagno | Manutenzione ordinaria | No (singola unità) | Sì, se parte di intervento più ampio |
Requisiti e limiti di spesa per la detrazione
Per accedere al bonus ristrutturazione bagno, dovete rispettare alcuni requisiti fondamentali. Ve li elenco sulla base della mia esperienza diretta e delle indicazioni normative.
Chi può richiedere il bonus
La detrazione spetta a tutti i contribuenti assoggettati all’IRPEF, residenti o meno in Italia, che sostengono le spese di ristrutturazione. Non è necessario essere proprietari dell’immobile. Possono beneficiarne:
- Proprietari e nudi proprietari
- Titolari di un diritto reale di godimento (usufrutto, uso, abitazione, superficie)
- Locatari e comodatari (con il consenso del proprietario)
- Soci di cooperative divise e indivise
- Familiari conviventi del possessore o detentore dell’immobile
Un punto che molti non conoscono: anche il convivente di fatto (non solo il coniuge) può usufruire della detrazione, purché sostenga effettivamente le spese e risulti convivente al momento dell’avvio dei lavori.
Limiti di spesa e calcolo della detrazione
Il limite di 96.000 euro si riferisce alla singola unità immobiliare e comprende tutte le spese di ristrutturazione sostenute, incluse quelle per progettazione, perizie e direzione lavori. Se avete già utilizzato parte di questo plafond per altri interventi di ristrutturazione nello stesso immobile nell’anno fiscale corrente, il residuo disponibile per il bagno sarà corrispondentemente ridotto.
Per fare un esempio concreto: se state ristrutturando il bagno della vostra prima casa a Bologna e la spesa totale ammonta a 12.000 euro (un valore realistico per un bagno medio di 6-8 mq con materiali di buona qualità), la detrazione sarà di 6.000 euro, recuperati in 10 anni con rate annuali da 600 euro in dichiarazione dei redditi.

Come richiedere il bonus ristrutturazione bagno passo dopo passo
Dopo aver ristrutturato personalmente quattro bagni e aver seguito la procedura burocratica in prima persona, posso dirvi che il processo non è complicato, ma richiede precisione. Un singolo errore nel bonifico o nella documentazione può far perdere il diritto alla detrazione. Ecco la procedura completa.
Passo 1: verifica del titolo edilizio necessario
Prima di iniziare qualsiasi lavoro, dovete capire quale pratica edilizia presentare al vostro Comune. Per la maggior parte degli interventi di ristrutturazione bagno è sufficiente la CILA (Comunicazione Inizio Lavori Asseverata), redatta da un tecnico abilitato (architetto, geometra o ingegnere). La CILA è necessaria per interventi di manutenzione straordinaria che non toccano le parti strutturali dell’edificio.
Se gli interventi coinvolgono parti strutturali (per esempio lo spostamento di tramezzi portanti o la modifica di solai), servirà una SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività). Per la semplice sostituzione della vasca con una doccia senza spostare i muri, la CILA è generalmente sufficiente.
Attenzione: anche se alcuni interventi sono classificabili come “edilizia libera”, per ottenere la detrazione fiscale è sempre opportuno avere un titolo edilizio o quantomeno una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà che attesti la data di inizio lavori e la tipologia di intervento.
Passo 2: comunicazione all’ASL (se necessaria)
Se i lavori comportano la presenza di un’impresa in cantiere e rientrano nell’obbligo di notifica preliminare secondo il D.Lgs. 81/2008 sulla sicurezza nei cantieri, dovete inviare la comunicazione preventiva all’ASL competente. Per una ristrutturazione bagno di un appartamento con una sola impresa esecutrice, questa comunicazione non è quasi mai necessaria, ma verificate sempre con il vostro tecnico.
Passo 3: pagamento tramite bonifico parlante
Questo è il punto cruciale. Tutti i pagamenti devono avvenire tramite bonifico bancario o postale “parlante”, ovvero un bonifico specifico per ristrutturazione edilizia che riporti:
- La causale del versamento con riferimento alla norma (art. 16-bis del DPR 917/1986)
- Il codice fiscale del beneficiario della detrazione
- Il codice fiscale o la partita IVA dell’impresa o del professionista che riceve il pagamento
La maggior parte delle banche offre un modulo di bonifico precompilato per le ristrutturazioni. Usatelo sempre. Vi racconto un aneddoto: un mio amico ha perso la detrazione su 8.000 euro di lavori perché ha pagato un acconto in contanti all’impresa. Non fate lo stesso errore. Ogni singolo pagamento, anche il più piccolo, deve transitare tramite bonifico parlante.
Passo 4: comunicazione all’ENEA (se necessaria)
Se gli interventi comportano un risparmio energetico (per esempio, installazione di un impianto di riscaldamento a pavimento nel bagno, sostituzione di finestre o installazione di caldaia), dovete inviare la comunicazione all’ENEA entro 90 giorni dalla fine dei lavori. Questa comunicazione è obbligatoria anche per il bonus ristrutturazione quando i lavori producono un miglioramento delle prestazioni energetiche. Se vi interessa approfondire il tema dell’efficienza energetica, trovate informazioni utili nella mia guida sull’Ecobonus 2026: interventi ammessi e come ottenerlo.
Passo 5: dichiarazione dei redditi
Nella dichiarazione dei redditi (modello 730 o Redditi PF) dell’anno successivo a quello in cui avete sostenuto le spese, indicate le spese di ristrutturazione nella sezione dedicata. La detrazione verrà automaticamente ripartita in 10 quote annuali.
Documenti necessari e adempimenti fiscali
In oltre vent’anni di lavori, ho visto persone perdere migliaia di euro di detrazioni per documentazione mancante o incompleta. Conservate tutto con cura. Ecco la lista completa dei documenti da tenere pronti:
- Titolo edilizio: CILA, SCIA o dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà
- Ricevute dei bonifici parlanti: conservatele per almeno 15 anni (10 anni di detrazione più 5 di possibile accertamento)
- Fatture e ricevute fiscali relative alle spese sostenute
- Comunicazione all’ASL (se prevista)
- Comunicazione ENEA (se prevista, con ricevuta di trasmissione)
- Delibera assembleare e tabella di ripartizione (per interventi su parti comuni condominiali)
- Consenso del proprietario ai lavori (se siete locatari o comodatari)
- Abilitazioni e assicurazioni dell’impresa esecutrice
- Certificazione di conformità degli impianti a fine lavori (Decreto Ministeriale 37/2008)
Un consiglio pratico: create una cartella dedicata (fisica e digitale) per ogni immobile su cui fate lavori. Dentro mettete tutto, dalle foto prima e dopo ai preventivi iniziali. Se dovesse arrivare un controllo dell’Agenzia delle Entrate, avrete tutto a portata di mano. Ho dedicato una cura simile alla documentazione anche quando ho lavorato alla rasatura dei muri del mio ultimo bagno ristrutturato: la precisione nei dettagli fa la differenza sia nel lavoro manuale che nella burocrazia.
Bonus bagno e altre agevolazioni cumulabili
Una delle domande più frequenti che ricevo riguarda la possibilità di combinare il bonus ristrutturazione con altre agevolazioni. La risposta è: dipende. Vediamo i casi principali.
Bonus barriere architettoniche 75%
Se la ristrutturazione del bagno include l’abbattimento delle barriere architettoniche (piatto doccia a filo pavimento, porte allargate, sanitari sospesi per disabili), potreste avere diritto al bonus specifico del 75%, che nel 2026 è ancora attivo con un tetto di spesa di 50.000 euro per gli edifici unifamiliari. Questo bonus è alternativo e non cumulabile con il 50% sugli stessi lavori: dovrete scegliere quale applicare su ciascuna voce di spesa. Per i lavori di abbattimento barriere conviene quasi sempre il 75%.
Ecobonus
Se nel bagno installate un sistema di riscaldamento a pavimento, sostituite i serramenti o intervenite sull’efficienza energetica, queste specifiche voci di spesa possono rientrare nell’Ecobonus piuttosto che nel bonus ristrutturazione. Non è possibile detrarre la stessa spesa con due bonus diversi, ma potete suddividere le voci: impianto idraulico e sanitari con il bonus ristrutturazione, riscaldamento a pavimento con l’ecobonus.
Bonus mobili ed elettrodomestici
Se state eseguendo una ristrutturazione del bagno che beneficia del bonus 50%, avete anche diritto al Bonus Mobili: una detrazione del 50% fino a 5.000 euro per l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici destinati all’immobile ristrutturato. Per il bagno, questo include mobili sottolavabo, specchiere con contenitore, lavatrice o asciugatrice (se il bagno ospita la zona lavanderia). Se state rinnovando anche la cucina nell’ambito dello stesso intervento, date un’occhiata alla guida su come rinnovare la cucina senza ristrutturare.
| Agevolazione | Aliquota detrazione | Tetto di spesa | Compatibile con bonus bagno |
|---|---|---|---|
| Bonus ristrutturazione (prima casa) | 50% | 96.000 € | Agevolazione principale |
| Bonus ristrutturazione (seconda casa) | 36% | 96.000 € | Agevolazione principale |
| Bonus barriere architettoniche | 75% | 50.000 € (unifamiliari) | Sì, alternativo su stesse voci |
| Ecobonus | 50-65% | Variabile per intervento | Sì, su voci diverse |
| Bonus mobili | 50% | 5.000 € | Sì, se legato a ristrutturazione |
| IVA agevolata 10% | Riduzione IVA | Nessun limite | Sì, cumulabile |
IVA agevolata al 10%
Per gli interventi di ristrutturazione edilizia, l’IVA sui lavori è ridotta al 10% anziché al 22%. Questo beneficio è cumulabile con la detrazione IRPEF e si applica sia alla manodopera sia ai materiali forniti dall’impresa, con alcune limitazioni sui “beni significativi” (rubinetteria, sanitari, infissi) il cui valore eccede quello della prestazione.

Errori da evitare nella richiesta del bonus
In tanti anni di attività ho visto ripetersi sempre gli stessi errori. Ve li elenco perché possiate evitarli:
1. Pagare in contanti o con assegno. Anche un solo pagamento fuori dal bonifico parlante può compromettere l’intera detrazione relativa a quella fattura. Ho visto persone pagare il posatore “in nero” per risparmiare qualche centinaio di euro e perdere migliaia di euro di detrazione. Non ne vale mai la pena.
2. Errori nel bonifico parlante. Codice fiscale sbagliato, causale incompleta, riferimento normativo errato: ciascuno di questi errori può essere contestato. Controllate due volte prima di confermare il bonifico. La causale corretta riporta: “Lavori di ristrutturazione edilizia, art. 16-bis DPR 917/1986”.
3. Non presentare il titolo edilizio prima dell’inizio dei lavori. La CILA o la SCIA devono essere depositate prima di iniziare i lavori, non durante o dopo. La data di protocollo del titolo edilizio deve essere anteriore alla data della prima fattura.
4. Dimenticare la comunicazione ENEA. Se avete installato componenti che incidono sull’efficienza energetica e non inviate la comunicazione ENEA entro 90 giorni, rischiate di perdere la detrazione su quelle specifiche voci di spesa.
5. Superare il tetto di 96.000 euro senza rendersene conto. Il limite è per unità immobiliare e comprende tutti gli interventi. Se avete già ristrutturato la cucina nello stesso anno, le spese si sommano.
6. Non conservare la documentazione. Fatture, bonifici, titoli edilizi e certificazioni vanno conservati per almeno 15 anni. Scannerizzate tutto e create copie digitali di sicurezza.
7. Affidarsi a imprese non qualificate. Oltre al rischio di lavori mal eseguiti (vi ricordate quando ho parlato dell’importanza della corretta manutenzione dello sciacquone? Immaginate errori ben più gravi sugli impianti), un’impresa senza le certificazioni necessarie non potrà rilasciarvi la dichiarazione di conformità degli impianti, documento fondamentale per chiudere la pratica.
Consigli pratici per risparmiare sulla ristrutturazione del bagno
Il bonus fiscale è un ottimo aiuto, ma ci sono altri modi per contenere i costi senza rinunciare alla qualità. Ve lo dico da artigiano che ha sempre cercato il miglior rapporto qualità/prezzo.
Richiedete almeno tre preventivi. Non fermatevi al primo. Confrontate le voci di spesa, non solo il totale. Un preventivo dettagliato con voci separate per demolizione, impianti, rivestimenti e sanitari vi permetterà di capire dove si concentrano i costi e dove potete intervenire.
Scegliete materiali con intelligenza. Non serve spendere 80 euro al metro quadrato per le piastrelle quando esistono gres porcellanato di ottima qualità a 25-35 euro al metro quadrato. Lo stesso vale per i sanitari: le marche italiane offrono prodotti eccellenti a prezzi ragionevoli. Se avete esperienza con il fai da te, potreste valutare l’applicazione della resina epossidica per pavimenti come alternativa moderna alle piastrelle tradizionali.
Valutate cosa potete fare in autonomia. Alcune operazioni come la demolizione dei vecchi rivestimenti, la rimozione dei sanitari o la tinteggiatura finale possono essere fatte in autonomia se avete un minimo di esperienza, riducendo significativamente il costo della manodopera. Naturalmente, lasciate gli impianti idraulici ed elettrici ai professionisti certificati.
Pianificate bene la disposizione. Ogni spostamento di un punto acqua o scarico costa centinaia di euro in più. Se potete mantenere la stessa disposizione dei sanitari rinnovando tutto il resto, risparmierete notevolmente sugli impianti. Questo è vero soprattutto nei condomini dove le colonne di scarico condominiali impongono vincoli precisi.
Considerate l’illuminazione LED. Nella ristrutturazione del bagno, l’impianto elettrico viene rifatto. Approfittatene per installare un’illuminazione LED efficiente, magari con strisce LED integrate nello specchio o nel controsoffitto. Il costo in più è minimo e il risultato estetico e funzionale è notevole.
Attenzione ai problemi di umidità. Prima di posare i nuovi rivestimenti, verificate lo stato dei muri. Se ci sono problemi di umidità, affrontateli subito: rivestire un muro umido significa rifare tutto tra pochi anni. Ho scritto una guida approfondita su come riparare un muro umido che vi sarà utile in questi casi.
Per quanto riguarda la tempistica, una ristrutturazione completa del bagno richiede mediamente tra le 2 e le 4 settimane. Organizzatevi con un secondo bagno o con una soluzione temporanea, perché durante i lavori il bagno sarà completamente inutilizzabile. Come riferimento, il Ministero delle Infrastrutture pubblica annualmente i prezziario di riferimento per le opere edilizie, utile per verificare la congruità dei preventivi ricevuti.
Da ricordare
- Effettuate tutti i pagamenti esclusivamente tramite bonifico parlante con causale, codice fiscale e partita IVA corretti
- Presentate la CILA o SCIA al Comune prima dell’inizio dei lavori, non contestualmente o dopo
- Conservate fatture, bonifici e documentazione tecnica per almeno 15 anni in formato cartaceo e digitale
- Inviate la comunicazione ENEA entro 90 giorni dalla fine lavori se avete installato componenti ad efficienza energetica
- Confrontate almeno 3 preventivi dettagliati e verificate che l’impresa sia in possesso di certificazioni e assicurazione
Domande frequenti
Come posso recuperare il 50% delle spese per il rifacimento del bagno?
Per recuperare il 50% delle spese di ristrutturazione del bagno nella vostra prima casa, dovete pagare tramite bonifico parlante, presentare il titolo edilizio (CILA o SCIA) al Comune e indicare le spese nella dichiarazione dei redditi. La detrazione IRPEF viene ripartita in 10 quote annuali di pari importo. Per le seconde case la detrazione nel 2026 è del 36%.
Quali lavori rientrano nel bonus ristrutturazione bagno?
Rientrano nel bonus tutti gli interventi di manutenzione straordinaria: rifacimento degli impianti idraulici ed elettrici, demolizione e ricostruzione di pavimenti e rivestimenti, sostituzione della vasca con doccia, creazione di un secondo bagno, impermeabilizzazione, abbattimento barriere architettoniche. Non rientra la semplice sostituzione di sanitari o rubinetti senza modifica degli impianti, a meno che non faccia parte di un intervento più ampio.
Bonus bagno 2026: come richiederlo?
La procedura prevede cinque passaggi: presentare la CILA o SCIA al Comune, eventuale comunicazione all’ASL, eseguire tutti i pagamenti tramite bonifico parlante specifico per ristrutturazione, inviare la comunicazione ENEA se prevista e inserire le spese nella dichiarazione dei redditi dell’anno successivo. Non esiste una domanda preventiva da presentare: il diritto alla detrazione nasce automaticamente dal rispetto di tutti i requisiti.
Si può ottenere il bonus ristrutturazione bagno senza CILA?
In teoria, per gli interventi classificabili come edilizia libera, la CILA non è obbligatoria. Tuttavia, la maggior parte degli interventi di ristrutturazione bagno che danno diritto alla detrazione rientra nella manutenzione straordinaria e richiede la CILA. In assenza di titolo edilizio, è comunque necessaria una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà che attesti la data di inizio lavori e la tipologia di intervento, da conservare insieme alla documentazione fiscale.
Quanto costa mediamente ristrutturare un bagno nel 2026?
Il costo di una ristrutturazione completa del bagno varia in base alla metratura, ai materiali scelti e alla complessità dell’intervento. Per un bagno di 5-8 mq con materiali di media qualità, il costo si aggira tra 8.000 e 15.000 euro. Con materiali di pregio e finiture di alto livello si può arrivare a 20.000-25.000 euro. Grazie al bonus ristrutturazione al 50% sulla prima casa, il costo effettivo si dimezza nell’arco dei 10 anni di detrazione.
Il bonus bagno è cumulabile con altre agevolazioni?
Sì, ma non sulla stessa voce di spesa. Potete applicare il bonus ristrutturazione al 50% su impianti e rivestimenti e il bonus barriere architettoniche al 75% sugli interventi di accessibilità. Se effettuate la ristrutturazione del bagno, avete anche diritto al Bonus Mobili del 50% fino a 5.000 euro per mobili ed elettrodomestici. L’IVA agevolata al 10% è inoltre cumulabile con la detrazione IRPEF.