In questo articolo
- Lo schema dell’impianto elettrico civile è obbligatorio per legge secondo il DM 37/2008 per ogni abitazione
- I 5 elementi essenziali di uno schema elettrico sono: quadro generale, circuiti di distribuzione, punti luce, prese e impianto di terra
- La norma CEI 64-8 stabilisce tre livelli di impianto elettrico civile, dal base al domotico
- Un appartamento di 100 mq richiede mediamente almeno 2 circuiti luce e 3 circuiti prese separati
- Il costo medio per la progettazione dello schema elettrico varia da 300 a 800 euro per un professionista abilitato
- La dichiarazione di conformità è il documento finale che certifica la corrispondenza tra schema e impianto realizzato
Indice
- Che cos’è lo schema di un impianto elettrico civile
- Normativa di riferimento: DM 37/2008 e CEI 64-8
- I 5 elementi essenziali dello schema elettrico
- I 3 livelli dell’impianto elettrico civile
- Come leggere uno schema elettrico: simboli e legenda
- Errori comuni nella progettazione dello schema
- Schema tipo per un appartamento: esempio pratico
- Costi di progettazione e realizzazione
- I miei consigli pratici da artigiano
Che cos’è lo schema di un impianto elettrico civile
Dopo oltre vent’anni passati a mettere le mani negli impianti di case bolognesi, vecchie e nuove, posso dirvi una cosa con certezza: lo schema dell’impianto elettrico civile è il documento più importante di tutta la ristrutturazione. Eppure, troppo spesso viene trascurato o considerato una semplice formalità burocratica.
Lo schema dell’impianto elettrico civile è la rappresentazione grafica completa di tutti i componenti elettrici presenti in un’abitazione, delle loro connessioni e della distribuzione dei circuiti. Si tratta, in pratica, della mappa che descrive come l’energia elettrica viene portata dal contatore fino a ogni singola presa, punto luce, elettrodomestico e dispositivo della vostra casa.
Esistono diversi tipi di schemi elettrici utilizzati nella progettazione di un impianto civile:
- Schema unifilare: rappresenta i circuiti con una sola linea, indicando i componenti principali e le protezioni. È lo schema più usato nei progetti per abitazioni.
- Schema multifilare: mostra ogni singolo conduttore (fase, neutro, terra) e il dettaglio dei collegamenti. Più complesso, viene usato per approfondire particolari circuiti.
- Schema planimetrico: sovrapposto alla pianta dell’abitazione, indica la posizione fisica di prese, interruttori, punti luce, canalizzazioni e cassette di derivazione.
Quando ho iniziato a lavorare negli anni Duemila, molti impianti venivano ancora realizzati “a occhio”, senza un vero progetto scritto. Oggi, per fortuna, la legge è chiara: senza schema non si può rilasciare la dichiarazione di conformità, e senza quella dichiarazione il vostro impianto non è a norma. Se state pensando di mettere mano all’impianto elettrico di casa, vi consiglio anche di leggere la mia guida completa sull’impianto elettrico casa fai da te per avere un quadro generale.

Normativa di riferimento: DM 37/2008 e CEI 64-8
Prima di entrare nel vivo degli elementi tecnici, è fondamentale capire il quadro normativo. In Italia, l’impianto elettrico civile è regolato da due riferimenti principali che ogni proprietario di casa dovrebbe conoscere almeno nelle linee generali.
Il Decreto Ministeriale 37/2008 stabilisce che qualsiasi intervento su un impianto elettrico, anche parziale, deve essere eseguito da un’impresa abilitata e accompagnato da un progetto. Per le abitazioni con superficie fino a 400 mq, il progetto può essere redatto dal responsabile tecnico dell’impresa installatrice. Oltre i 400 mq, serve un professionista iscritto all’albo (ingegnere o perito industriale).
La norma CEI 64-8, invece, è il riferimento tecnico che detta le regole per la progettazione, la realizzazione e la verifica degli impianti elettrici utilizzatori a tensione nominale fino a 1.000 V in corrente alternata. Questa norma, aggiornata periodicamente dal Comitato Elettrotecnico Italiano (CEI), definisce nel dettaglio come devono essere dimensionati i circuiti, quali protezioni servono e come va strutturato l’impianto.
Un aspetto che molti sottovalutano: lo schema elettrico non è solo un obbligo per chi costruisce o ristruttura. È anche un documento fondamentale per la compravendita di un immobile. Senza la dichiarazione di conformità, che si basa sullo schema, possono sorgere problemi al rogito notarile o nella stipula di polizze assicurative.
I 5 elementi essenziali dello schema elettrico
Eccoci al cuore dell’articolo. In tutti questi anni di lavoro ho imparato che uno schema elettrico civile ben fatto si regge su cinque elementi fondamentali. Trascurarne anche solo uno significa compromettere la sicurezza e la funzionalità dell’intero impianto.
1. Il quadro elettrico generale
Il quadro elettrico è il cervello dell’impianto. Nello schema viene rappresentato con tutti i suoi componenti interni: l’interruttore generale (solitamente un magnetotermico differenziale da 25 A o 32 A per uso domestico), gli interruttori differenziali (i famosi “salvavita”) e i magnetotermici dedicati ai singoli circuiti.
Per un appartamento standard, il quadro deve prevedere almeno due interruttori differenziali con sensibilità da 30 mA, in modo che un guasto su un circuito non faccia saltare l’intera casa. Ogni differenziale protegge un gruppo di magnetotermici che a loro volta alimentano i diversi circuiti. Se volete approfondire come organizzare la distribuzione, la mia guida pratica su come fare un impianto elettrico di casa entra nel dettaglio.
2. I circuiti di distribuzione
Lo schema deve indicare chiaramente la suddivisione in circuiti separati. Nella mia esperienza, la configurazione minima per un appartamento prevede:
- Circuito luci zona giorno (protetto da magnetotermico 10 A)
- Circuito luci zona notte (magnetotermico 10 A)
- Circuito prese zona giorno (magnetotermico 16 A)
- Circuito prese zona notte (magnetotermico 16 A)
- Circuito dedicato cucina (magnetotermico 16 A)
- Circuito dedicato forno/piano cottura (magnetotermico 16-20 A)
- Circuito lavatrice/asciugatrice (magnetotermico 16 A)
Separare i circuiti è fondamentale: se salta il magnetotermico della lavatrice, il resto della casa rimane alimentato. Sembra banale, ma ho visto impianti con un solo circuito prese per tutta la casa. Un disastro.
3. I punti luce e i comandi
Ogni punto luce deve essere indicato nello schema planimetrico con la sua posizione e il tipo di comando associato: interruttore semplice, deviatore, invertitore o pulsante con relè. La norma CEI 64-8 stabilisce un numero minimo di punti luce per locale, ma il mio consiglio è sempre quello di prevederne qualcuno in più.
Nello schema unifilare, ogni punto luce viene collegato al proprio circuito e alla protezione corrispondente. Lo schema planimetrico mostra invece la posizione fisica e il percorso dei cavi nelle canalizzazioni.
4. Le prese e le linee dedicate
Le prese vanno distinte per tipologia e utilizzo. Lo schema deve indicare le prese standard (tipo P30 o Schuko), le prese per elettrodomestici ad alto assorbimento e le eventuali prese specializzate (TV, dati, telefono). Ogni presa viene associata al circuito di appartenenza e alla protezione del quadro.
Un elemento che inserisco sempre nei miei schemi è la linea dedicata per il condizionatore. Anche se oggi non avete l’aria condizionata, predisporre la linea durante la ristrutturazione costa pochissimo e vi eviterà di rompere muri in futuro.
5. L’impianto di messa a terra
L’impianto di terra è il quinto elemento essenziale, quello che garantisce la sicurezza delle persone. Nello schema deve essere rappresentato il collegamento di tutti i componenti metallici (tubazioni, masse metalliche, strutture) al nodo equipotenziale principale e da lì al dispersore di terra.
In un condominio, l’impianto di terra è generalmente centralizzato; in una casa indipendente, serve un dispersore dedicato. Lo schema deve indicare chiaramente il percorso del conduttore di protezione (il famoso filo giallo-verde) e i punti di collegamento equipotenziale, soprattutto in bagno e cucina.
| Elemento dello schema | Funzione principale | Componenti chiave | Norma di riferimento |
|---|---|---|---|
| Quadro elettrico generale | Protezione e distribuzione | Interruttore generale, differenziali, magnetotermici | CEI 64-8 sez. 530 |
| Circuiti di distribuzione | Alimentazione separata per zone | Cavi (sezione 1,5-4 mm²), canalizzazioni, cassette | CEI 64-8 sez. 520 |
| Punti luce e comandi | Illuminazione e controllo | Lampade, interruttori, deviatori, invertitori | CEI 64-8 sez. 559 |
| Prese e linee dedicate | Alimentazione apparecchi | Prese P30, Schuko, linee dedicate | CEI 64-8 sez. 553 |
| Impianto di terra | Sicurezza delle persone | Dispersore, conduttore PE, nodo equipotenziale | CEI 64-8 sez. 540 |

I 3 livelli dell’impianto elettrico civile
La variante V3 della norma CEI 64-8 ha introdotto tre livelli prestazionali per gli impianti elettrici civili. Questa classificazione è fondamentale perché influenza direttamente la complessità dello schema e il numero di componenti da prevedere.
Livello 1 (Base): è il livello minimo previsto dalla norma. Per un appartamento fino a 75 mq prevede almeno 2 circuiti (uno luci e uno prese), un numero minimo di punti presa per locale e l’interruttore differenziale. È sufficiente per ottenere la conformità, ma nella pratica lo considero il minimo sindacale. Personalmente non lo consiglio quasi mai.
Livello 2 (Standard): aggiunge circuiti dedicati, un maggior numero di prese e punti luce, il citofono o videocitofono, e la predisposizione per il controllo dei carichi. È il livello che raccomando per la maggior parte delle abitazioni: offre un buon equilibrio tra costo e funzionalità.
Livello 3 (Domotico): prevede un sistema di automazione domestica con controllo centralizzato di luci, tapparelle, climatizzazione, allarme e gestione energetica. Lo schema diventa più complesso perché include il bus di comunicazione tra i dispositivi e l’unità centrale di controllo.
| Caratteristica | Livello 1 (Base) | Livello 2 (Standard) | Livello 3 (Domotico) |
|---|---|---|---|
| Circuiti minimi (app. 75 mq) | 2 | 4 | 6+ |
| Punti presa per locale | Minimo normativo | Aumentato del 30% | Aumentato del 50%+ |
| Differenziali | 1 | 2 | 2+ |
| Controllo carichi | No | Predisposizione | Sì, integrato |
| Automazione | No | No | Sì (bus domotico) |
| Videocitofono | Citofono base | Videocitofono | Videocitofono smart |
| Costo indicativo (100 mq) | 3.000-5.000 € | 5.000-8.000 € | 8.000-15.000 € |
Come leggere uno schema elettrico: simboli e legenda
Uno dei problemi che incontro più spesso con i clienti è la difficoltà nel leggere uno schema elettrico. Capisco perfettamente: i simboli possono sembrare un linguaggio alieno se non ci siete abituati. Ma vi assicuro che, una volta compresa la logica, diventa tutto molto più chiaro.
I simboli grafici utilizzati negli schemi elettrici civili sono standardizzati dalla norma CEI e dalla normativa internazionale IEC. Ecco quelli che incontrerete più frequentemente:
- Linea continua: rappresenta un conduttore (cavo elettrico)
- Cerchio con croce interna: punto luce a soffitto
- Semicerchio sul muro: punto luce a parete (applique)
- Due linee parallele corte: presa di corrente
- Quadrato con diagonale: interruttore semplice
- Quadrato con due diagonali: deviatore
- Rettangolo con T: magnetotermico nel quadro
- Triangolo verso il basso: collegamento a terra
Ogni schema professionale deve includere una legenda completa con tutti i simboli utilizzati, la sezione dei cavi, il tipo di posa (incassata, a parete, in canalina) e il codice identificativo di ogni circuito. Quando ricevete lo schema dal vostro elettricista, verificate sempre che la legenda sia presente e leggibile.
Un consiglio pratico: chiedete sempre una copia dello schema in formato digitale oltre a quella cartacea. In caso di interventi futuri, sarà molto più facile consultarlo e condividerlo. Analogamente a quanto accade per l’impianto idraulico, avere la documentazione è essenziale: ne parlo anche nella mia guida sullo schema dell’impianto idraulico.
Errori comuni nella progettazione dello schema
In vent’anni ho visto di tutto. Ci sono errori che si ripetono con una frequenza imbarazzante, sia negli impianti fai da te sia, purtroppo, in quelli realizzati da professionisti poco attenti. Ecco quelli che riscontro più spesso.
Sottodimensionamento dei circuiti: il primo errore classico. Prevedere troppo pochi circuiti significa sovraccaricare quelli esistenti. Un tempo bastava un circuito prese per tutta la casa; oggi, con condizionatori, piani a induzione, asciugatrici e postazioni di ricarica, servono circuiti dedicati per gli apparecchi a maggiore assorbimento.
Mancata separazione tra bagno e altri locali: il bagno è un ambiente speciale dal punto di vista elettrico, suddiviso in zone (0, 1, 2 e 3) con regole precise su quali componenti possono essere installati in ciascuna zona. Non tenerne conto nello schema è un errore grave che compromette la sicurezza.
Assenza di predisposizioni future: uno schema ben fatto prevede anche quello che non c’è ancora. Tubi vuoti per future espansioni, cassette di derivazione accessibili, spazio nel quadro per magnetotermici aggiuntivi. Rompere un muro appena imbiancato per aggiungere una presa costa dieci volte di più che predisporla in fase di progetto.
Collegamento equipotenziale incompleto: in molti schemi che mi capita di revisionare manca il collegamento equipotenziale supplementare del bagno, oppure non vengono indicate le masse estranee da collegare (tubazioni metalliche dell’acqua e del gas). La norma CEI 64-8 sezione 701 è molto chiara su questo punto.
Schema non aggiornato dopo le modifiche: è forse l’errore più comune in assoluto. L’impianto viene modificato durante i lavori (capita sempre, fidatevi) ma lo schema originale non viene aggiornato. Risultato: dopo qualche anno nessuno sa più cosa c’è dentro i muri. Per la stessa ragione, consiglio sempre di accompagnare lo schema con la certificazione adeguata, anche per gli impianti correlati.

Schema tipo per un appartamento: esempio pratico
Vi propongo l’esempio di uno schema che ho progettato recentemente per un appartamento di 90 mq a Bologna, ristrutturato completamente. Si tratta di un trilocale con soggiorno-cucina open space, due camere da letto, un bagno e un ripostiglio. L’impianto è stato realizzato a Livello 2.
Composizione del quadro elettrico
Il quadro prevede 24 moduli DIN, così organizzati:
- 1 interruttore generale magnetotermico differenziale 32 A, Id 300 mA tipo S (selettivo)
- 2 interruttori differenziali 25 A, Id 30 mA tipo AC
- Sotto il primo differenziale: magnetotermici per luci zona giorno (10 A), luci zona notte (10 A), prese zona giorno (16 A), prese cucina (16 A)
- Sotto il secondo differenziale: magnetotermici per prese zona notte (16 A), forno elettrico (16 A), lavatrice (16 A), condizionatore (16 A)
- 1 SPD (scaricatore di sovratensione) per la protezione da fulmini
Distribuzione dei punti
In totale, l’impianto prevede 42 punti presa, 18 punti luce e 22 comandi (interruttori, deviatori, pulsanti). La cucina da sola richiede 8 punti presa: frigorifero, lavastoviglie, forno, piano cottura, cappa, e tre prese per piccoli elettrodomestici sul piano di lavoro.
Per ogni stanza, lo schema planimetrico indica la posizione di tutti i componenti con quote in centimetri rispetto alle pareti. Le altezze di installazione standard che utilizzo sono: 30 cm da pavimento per le prese basse, 110 cm per gli interruttori, 110-120 cm per le prese del piano cucina, e 230 cm per i punti luce a soffitto.
La sezione dei cavi varia in base al circuito: 1,5 mm² per i circuiti luce, 2,5 mm² per i circuiti prese standard, e 4 mm² per le linee dedicate al forno e al piano cottura. Ogni circuito è identificato con un codice univoco (L1, L2 per le luci; P1, P2, P3 per le prese) che corrisponde alla numerazione nel quadro.
Costi di progettazione e realizzazione
Parliamo di soldi, perché è la domanda che tutti mi fanno. La progettazione dello schema elettrico ha un costo che varia in base alla complessità dell’immobile e al professionista scelto.
| Voce | Appartamento 60 mq | Appartamento 100 mq | Villa 200 mq |
|---|---|---|---|
| Progetto e schema elettrico | 300-500 € | 500-800 € | 800-1.500 € |
| Realizzazione impianto (Livello 1) | 2.500-3.500 € | 3.500-5.000 € | 6.000-9.000 € |
| Realizzazione impianto (Livello 2) | 3.500-5.500 € | 5.500-8.000 € | 9.000-14.000 € |
| Realizzazione impianto (Livello 3) | 5.500-8.000 € | 8.000-15.000 € | 15.000-30.000 € |
| Dichiarazione di conformità | Inclusa | Inclusa | Inclusa |
| Verifica e collaudo | 150-250 € | 200-350 € | 300-500 € |
Un consiglio importante: non risparmiate sulla progettazione. Uno schema fatto bene da un professionista competente può costarvi 500-800 euro, ma vi farà risparmiare migliaia di euro in fase di realizzazione, evitando errori, sprechi di materiale e modifiche in corso d’opera. Ho visto troppe volte clienti che hanno risparmiato sul progetto per poi spendere il doppio a causa di imprevisti evitabili.
Tenete anche conto che per interventi di ristrutturazione che includono il rifacimento dell’impianto elettrico potete accedere alla detrazione fiscale del 50% sulle spese sostenute, inclusa la progettazione. Verificate sempre i requisiti aggiornati sul sito dell’Agenzia delle Entrate prima di iniziare i lavori.
I miei consigli pratici da artigiano
Chiudo con alcuni suggerimenti che vengono direttamente dalla mia esperienza sul campo. Sono le cose che dico sempre ai miei clienti prima di iniziare qualsiasi lavoro sull’impianto elettrico.
Fate foto prima di chiudere i muri. Una volta posati i cavi e le scatole, prima che il muratore intonachi, scattate decine di foto da ogni angolazione. Queste immagini, associate allo schema, vi salveranno la vita quando tra cinque anni dovrete forare un muro per appendere un pensile e non vorrete infilare il trapano in un cavo sotto tensione.
Prevedete almeno il 20% di spazio libero nel quadro. Se il vostro impianto richiede 16 moduli, installate un quadro da almeno 24. Le esigenze cambiano: oggi non avete il condizionatore, domani sì. Oggi non c’è la colonnina per l’auto elettrica, tra qualche anno potrebbe servire. Lo spazio nel quadro costa poco; cambiare il quadro costa molto.
Etichettate tutto. Ogni cavo, ogni circuito, ogni protezione nel quadro deve avere un’etichetta chiara e duratura. Usate etichette professionali, non pezzetti di nastro adesivo che dopo un anno cadono e si illeggibilizzano. Un quadro ben etichettato è un quadro che qualsiasi elettricista può manutenere senza perdere ore a capire cosa alimenta cosa.
Non dimenticate i circuiti ausiliari. Lo schema deve includere anche il citofono o videocitofono, l’impianto TV (antenna e SAT), la rete dati (cablaggio Ethernet), l’eventuale impianto di allarme e la predisposizione per le tapparelle motorizzate. Questi circuiti a bassissima tensione (SELV) richiedono canalizzazioni separate da quelle dell’impianto di potenza.
Infine, il consiglio più importante: affidatevi a un professionista qualificato. Lo dico con tutta la passione che ho per il fai da te: l’impianto elettrico è l’unico ambito in cui non accetto compromessi. Un errore su un mobile lo riparate con un po’ di stucco; un errore sull’impianto elettrico può costare la vita. Lo schema lo potete capire e verificare, ma la realizzazione deve essere certificata da un’impresa abilitata. Per tutto il resto del bricolage domestico, come la manutenzione della casa o la gestione dell’umidità, potete fare molto da soli: ad esempio, vi consiglio di leggere come trattare le macchie di umidità sui muri o come scegliere i migliori serramenti e infissi per la vostra casa.
Da ricordare
- Verificate che lo schema elettrico contenga tutti e 5 gli elementi essenziali: quadro generale, circuiti, punti luce, prese e impianto di terra
- Scegliete almeno il Livello 2 della norma CEI 64-8 per un impianto che duri nel tempo senza limiti
- Prevedete sempre il 20% di spazio libero nel quadro per future espansioni dell’impianto
- Conservate lo schema in formato digitale insieme a foto dell’impianto scattate prima della chiusura dei muri
- Richiedete sempre la dichiarazione di conformità (DI.CO.) con lo schema allegato al termine dei lavori
Domande frequenti
Come si dimensiona un impianto elettrico civile per un’abitazione?
Il dimensionamento parte dalla potenza contrattuale (generalmente 3 kW o 4,5 kW per uso domestico) e dalla superficie dell’abitazione. Si calcola il numero di circuiti necessari in base ai carichi previsti, si dimensionano i cavi in funzione della corrente e della lunghezza, e si scelgono le protezioni adeguate. La norma CEI 64-8 fornisce i criteri minimi per ogni livello prestazionale. Per un appartamento di 100 mq con potenza da 3 kW, servono almeno 5-6 circuiti separati con cavi da 1,5 mm² per le luci e 2,5 mm² per le prese.
Quando è obbligatorio lo schema dell’impianto elettrico?
Lo schema è obbligatorio per qualsiasi nuovo impianto o modifica sostanziale di impianto esistente, secondo il DM 37/2008. L’installatore deve allegare lo schema alla dichiarazione di conformità (DI.CO.) rilasciata al termine dei lavori. Per immobili con superficie superiore a 400 mq o con particolari caratteristiche, il progetto deve essere firmato da un professionista iscritto all’albo. Anche per interventi parziali significativi è necessario aggiornare lo schema e rilasciare una nuova dichiarazione di conformità.
Quanto costa rifare l’impianto elettrico di un appartamento di 100 mq?
Il costo per rifare completamente l’impianto elettrico di un appartamento di 100 mq varia in base al livello scelto: dai 3.500 ai 5.000 euro per un Livello 1, dai 5.500 agli 8.000 euro per un Livello 2, e dagli 8.000 ai 15.000 euro per un Livello 3 con domotica. A questi costi va aggiunto il progetto (500-800 euro) e le eventuali opere murarie per tracce e ripristini. Ricordate che potete detrarre il 50% delle spese se l’intervento rientra nella ristrutturazione edilizia.
Quali sono i 3 livelli di impianto elettrico previsti dalla norma CEI 64-8?
La norma CEI 64-8 variante V3 definisce tre livelli: il Livello 1 (Base) con dotazioni minime obbligatorie, il Livello 2 (Standard) con maggior numero di punti, circuiti dedicati e videocitofono, e il Livello 3 (Domotico) con sistema di automazione per la gestione centralizzata di luci, tapparelle, clima e sicurezza. Il Livello 2 è quello che offre il miglior rapporto qualità-prezzo per la maggior parte delle abitazioni, garantendo comfort e predisposizione per future espansioni.
Posso realizzare lo schema dell’impianto elettrico da solo?
Potete certamente studiare e comprendere lo schema dell’impianto elettrico della vostra casa, e questo è anzi molto utile per dialogare consapevolmente con l’installatore. Tuttavia, lo schema ufficiale allegato alla dichiarazione di conformità deve essere redatto dal responsabile tecnico dell’impresa installatrice abilitata o, per impianti complessi, da un professionista iscritto all’albo. Un progetto non firmato da un soggetto abilitato non ha valore legale e non permette di ottenere la conformità dell’impianto.
Che differenza c’è tra schema unifilare e schema planimetrico?
Lo schema unifilare rappresenta i circuiti in modo semplificato con una sola linea per ogni collegamento, mostrando le protezioni, i componenti e la gerarchia dei circuiti dal quadro ai carichi. Lo schema planimetrico, invece, è sovrapposto alla pianta dell’abitazione e indica la posizione fisica di ogni componente: prese, interruttori, punti luce, canalizzazioni e cassette di derivazione. Entrambi sono necessari per un progetto completo: l’unifilare descrive il “come” dell’impianto, il planimetrico il “dove”.