In questo articolo
- Un impianto elettrico domestico a norma deve rispettare la CEI 64-8 e prevedere almeno 3 livelli di prestazione secondo la variante V3
- Il costo medio per un impianto completo in un appartamento di 100 mq oscilla tra 3.500 e 6.000 euro, materiali inclusi
- Servono almeno 2 circuiti separati (luci e prese) con protezione differenziale da 30 mA
- La Dichiarazione di Conformità (DiCo) è obbligatoria per legge e deve essere rilasciata da un installatore abilitato
- Un impianto ben progettato prevede almeno 1 presa ogni 4 mq e punti luce in ogni ambiente
- Il collegamento a terra è indispensabile: senza di esso il differenziale non può intervenire correttamente
Indice
- Normativa per l’impianto elettrico domestico
- Progettazione e schema elettrico di casa
- Materiali e componenti necessari
- Realizzazione dell’impianto passo dopo passo
- Quadro elettrico e protezioni
- Costi e tempistiche per un impianto elettrico
- Come fare un impianto elettrico senza rompere i muri
- Collaudo, certificazione e Dichiarazione di Conformità
- Errori comuni da evitare
Dopo vent’anni passati a ristrutturare case e appartamenti qui a Bologna, posso dire con certezza che l’impianto elettrico è il cuore pulsante di ogni abitazione. È il primo intervento da pianificare quando si affronta una ristrutturazione, e anche il più delicato dal punto di vista della sicurezza. In questa guida vi spiego come fare un impianto elettrico di casa partendo dalle basi, con consigli pratici che nascono dall’esperienza diretta sul campo.
Prima di entrare nel vivo, voglio essere chiaro su un punto fondamentale: la legge italiana richiede che l’installazione e la certificazione di un impianto elettrico vengano eseguite da un professionista abilitato, iscritto alla Camera di Commercio. Questo non vi impedisce di comprendere ogni fase del lavoro, di preparare il cantiere, di collaborare con l’elettricista e di verificare che tutto sia fatto a regola d’arte. Ed è proprio questo lo scopo della mia guida.
Normativa per l’impianto elettrico domestico
Il riferimento normativo principale per capire come fare un impianto elettrico di casa è la norma CEI 64-8, che stabilisce i requisiti di sicurezza per gli impianti elettrici utilizzatori a tensione nominale fino a 1.000 V in corrente alternata. A questa si affianca la norma DM 37/2008 (ex legge 46/90), che regola le attività di installazione degli impianti all’interno degli edifici.
La variante V3 della norma CEI 64-8 ha introdotto tre livelli prestazionali per gli impianti residenziali:
- Livello 1 (base): il minimo indispensabile per la conformità, con un numero minimo di prese, punti luce e circuiti
- Livello 2 (standard): aggiunge punti presa, circuiti dedicati e predisposizioni per il videocitofono e la TV
- Livello 3 (domotico): prevede automazione, gestione carichi, controllo da remoto e integrazione con sistemi smart home
Per un appartamento fino a 75 mq il livello 1 prevede almeno 12 punti presa e 8 punti luce. Sopra i 75 mq i numeri minimi salgono proporzionalmente. Il mio consiglio, dopo anni di esperienza, è di puntare sempre al livello 2: il costo aggiuntivo è contenuto e vi risparmierete il fastidio di non avere abbastanza prese tra qualche anno.
Un aspetto che molti trascurano è il progetto obbligatorio. Per le abitazioni con superficie superiore a 400 mq o con potenza impegnata superiore a 6 kW è necessario un progetto redatto da un professionista iscritto all’albo. Per le abitazioni più piccole è sufficiente il progetto semplificato dell’installatore, ma io raccomando comunque di avere uno schema dettagliato su carta prima di iniziare qualsiasi lavoro.

Progettazione e schema elettrico di casa
La fase di progettazione è quella dove si risparmia davvero, o si sprecano soldi. Un buon progetto parte dalla planimetria dell’appartamento e dalla definizione precisa di dove verranno posizionati mobili, elettrodomestici e punti di utilizzo. Vi è mai capitato di avere una presa coperta dal divano o di dover usare una prolunga per raggiungere il comodino? Ecco, un progetto ben fatto evita queste situazioni.
Per ogni ambiente dovete stabilire:
- Punti luce: plafoniere, applique, faretti, strip LED, con i relativi comandi (interruttori, deviatori, invertitori)
- Prese di corrente: quantità, posizione e altezza dal pavimento (standard 30 cm, piano cucina 110 cm, bagno con regole specifiche)
- Linee dedicate: forno, piano cottura elettrico, lavatrice, lavastoviglie, climatizzatori, boiler
- Predisposizioni: TV, telefono, rete dati, allarme, videocitofono, tapparelle elettriche
Lo schema elettrico si divide in due tipologie principali: lo schema unifilare, che rappresenta in modo sintetico i circuiti e le protezioni dal quadro, e lo schema planimetrico, che riporta sulla pianta dell’appartamento la posizione di ogni componente. Entrambi sono necessari per un lavoro ordinato. Se state cercando informazioni su altri impianti domestici, vi consiglio di leggere anche la mia guida sullo schema impianto idraulico casa, che segue una logica progettuale simile.
Nella mia esperienza, il punto critico è la cucina. È l’ambiente con il maggior numero di utilizzatori ad alta potenza: forno elettrico (2.500-3.000 W), piano a induzione (fino a 7.000 W), lavastoviglie (2.200 W), frigorifero, cappa, microonde. Ogni elettrodomestico ad alta potenza deve avere la propria linea dedicata con interruttore magnetotermico calibrato. Se prevedete un piano a induzione, sarà necessario richiedere un aumento di potenza al contatore, passando da 3 kW a 4,5 kW o 6 kW.
Materiali e componenti necessari
La qualità dei materiali fa la differenza tra un impianto che dura trent’anni e uno che dà problemi dopo cinque. Ecco l’elenco completo di ciò che serve per realizzare un impianto elettrico domestico:
| Componente | Caratteristiche | Costo indicativo |
|---|---|---|
| Cavi unipolari (N07V-K) | Sezione 1,5 mm² (luci), 2,5 mm² (prese), 4 mm² (linee dedicate) | 0,30-0,80 €/m |
| Corrugato flessibile | Diametro 20 mm (standard), 25 mm (linee potenza), 32 mm (montanti) | 0,20-0,50 €/m |
| Scatole di derivazione | Dimensioni varie, IP40 per interni | 1,50-4,00 €/cad |
| Scatole portafrutti | 503 (3 moduli), 504 (4 moduli), 506 (6 moduli) | 0,80-2,00 €/cad |
| Placchette e frutti | Prese 10/16A, interruttori, deviatori, prese USB | 2,00-15,00 €/cad |
| Quadro elettrico | Da 12 a 36 moduli secondo dimensione appartamento | 20,00-80,00 € |
| Interruttore differenziale | Tipo AC o tipo A, sensibilità 30 mA | 25,00-60,00 € |
| Magnetotermici | Curva C, 10A (luci), 16A (prese), 20-25A (linee dedicate) | 5,00-15,00 €/cad |
| Morsetti e connettori | A vite o a molla (tipo Wago) | 0,20-1,50 €/cad |
| Impianto di terra | Dispersore, conduttore di protezione PE (giallo-verde) | 150-400 € (completo) |
Per i cavi, utilizzate sempre conduttori con marcatura N07V-K, che è lo standard per impianti domestici fissi. Il colore dei cavi segue una codifica precisa e obbligatoria: blu per il neutro, giallo-verde per la terra, e marrone, nero o grigio per la fase. Non improvvisate mai con i colori; un cavo collegato al colore sbagliato è un pericolo serio.
Per la scelta delle placchette e dei frutti, le marche di riferimento in Italia sono BTicino (serie Living, Matix, Axolute), Vimar, Gewiss e Simon. La differenza di prezzo tra una serie economica e una di design può essere notevole: si passa da 3-4 euro a punto per una serie base fino a 15-20 euro per le finiture pregiate. Quando ristrutturate, valutate bene questo aspetto perché in un appartamento medio ci sono 50-80 punti tra prese, interruttori e comandi.
Un buon elettricista avrà bisogno anche di attrezzi specifici: sonda tirafilo, pinza spellacavi, cercafase, multimetro digitale e, per i lavori più impegnativi, una termocamera per verificare i punti caldi nei collegamenti. Se vi interessano gli utensili professionali, date un’occhiata alla mia recensione su Emmetre utensili e ferramenta.

Realizzazione dell’impianto passo dopo passo
Ecco le fasi operative che seguo ogni volta che realizzo un impianto elettrico in una ristrutturazione. Questo è il processo che un buon elettricista deve seguire, e che voi dovete conoscere per controllare la qualità del lavoro.
Fase 1: Tracciatura e scanalature
Si parte dal tracciamento sulle pareti dei percorsi che seguiranno i corrugati. Le tracce devono essere verticali o orizzontali, mai oblique. Le tracce verticali partono dalla scatola portafrutti e salgono fino al soffitto (o scendono fino al pavimento), mentre quelle orizzontali corrono a un’altezza standard di 30 cm o 110 cm dal pavimento finito. Le scanalature si realizzano con la scanalatrice (o fresa a muro), che taglia due solchi paralleli, e poi si rimuove il materiale con martello e scalpello. La profondità standard è di 2-3 cm per le pareti in laterizio.
Fase 2: Posa dei corrugati e delle scatole
I tubi corrugati vengono posati nelle scanalature e fissati con gesso rapido o fascette. Le scatole portafrutti e le scatole di derivazione vengono murate con il gesso, facendo attenzione a posizionarle perfettamente a filo con l’intonaco finito. È fondamentale che il grado di riempimento del corrugato non superi il 50%: questo significa che in un tubo da 20 mm di diametro interno non possono passare più di 3-4 cavi da 2,5 mm². Questa regola serve per consentire la sfilabilità futura dei cavi, un requisito normativo importante.
Fase 3: Infilaggio dei cavi
Una volta chiuse le tracce con l’intonaco, si procede all’infilaggio dei cavi. Si utilizza una sonda tirafilo in nylon che viene inserita nel corrugato e poi agganciata ai cavi da tirare. Questa operazione richiede pazienza e tecnica: se i cavi si incrociano o si attorcigliano dentro il tubo, diventa quasi impossibile sfilarli in futuro. Un trucco che uso spesso è quello di cospargere i cavi con talco o lubrificante specifico per cavi, che riduce l’attrito e facilita enormemente il tiro.
Fase 4: Collegamenti e cablaggio
Questa è la fase più delicata. Ogni collegamento deve essere realizzato all’interno di una scatola di derivazione, mai all’esterno. I morsetti a molla (tipo Wago) hanno rivoluzionato questa fase: sono più veloci, più sicuri e garantiscono un contatto costante nel tempo rispetto ai vecchi morsetti a vite, che tendono ad allentarsi. Per i circuiti di potenza (forno, piano cottura) preferisco ancora i morsetti a compressione, che offrono la massima sicurezza nei punti di maggiore sollecitazione termica.
Fase 5: Montaggio frutti e placchette
L’ultima fase operativa è il montaggio dei frutti (prese, interruttori, deviatori) nelle scatole portafrutti e l’applicazione delle placchette di copertura. È il momento in cui l’impianto prende forma visiva. Consiglio di eseguire questa fase dopo la tinteggiatura delle pareti per evitare schizzi di vernice sulle placchette nuove.
Quadro elettrico e protezioni
Il quadro elettrico è il cervello dell’impianto. Per un appartamento standard da 80-100 mq consiglio un quadro da almeno 24 moduli, anche se inizialmente ne utilizzerete meno della metà. Lasciare spazio per future espansioni (climatizzatore, colonnina auto elettrica, domotica) è una scelta lungimirante che costa pochissimo in fase di installazione.
La configurazione minima di un quadro elettrico domestico prevede:
- Interruttore generale: magnetotermico differenziale o interruttore di manovra-sezionatore
- Differenziale tipo A da 30 mA: protegge contro le correnti di dispersione (salvavita). Secondo la normativa CEI, il tipo A è preferibile al tipo AC perché rileva anche le correnti di dispersione pulsanti generate da apparecchi elettronici
- Magnetotermico luci: curva C, 10A
- Magnetotermico prese: curva C, 16A
- Magnetotermici dedicati: per forno (16A), lavatrice (16A), lavastoviglie (16A), climatizzatore (16A), piano cottura (20-25A)
Un errore che vedo spesso nelle vecchie installazioni è l’utilizzo di un unico differenziale per tutto l’impianto. Se scatta, resta tutta la casa al buio. La configurazione moderna prevede almeno due differenziali: uno per le luci e le prese degli ambienti principali, e uno per cucina e bagni. In questo modo, se il differenziale del bagno interviene per un guasto alla lavatrice, le luci del resto della casa continuano a funzionare.
La protezione contro le sovratensioni (SPD) è un’aggiunta che consiglio vivamente, soprattutto se vivete in zone soggette a temporali frequenti o se avete apparecchiature elettroniche costose. Un dispositivo SPD di tipo 2 costa circa 40-60 euro e può salvare computer, TV e elettrodomestici da danni causati da fulmini o sbalzi di tensione sulla rete.
Costi e tempistiche per un impianto elettrico
Una delle domande più frequenti che ricevo è: quanto costa fare un impianto elettrico? La risposta dipende da molti fattori, ma posso darvi dei riferimenti basati sulla mia esperienza diretta con le ristrutturazioni a Bologna e in Emilia-Romagna. Se state pianificando una ristrutturazione completa, potrebbe interessarvi anche il mio articolo sulla ristrutturazione appartamento a Bologna con tutti i costi aggiornati.
| Tipologia di intervento | Costo al mq (materiali + manodopera) | Esempio 100 mq |
|---|---|---|
| Impianto base (livello 1 CEI) | 35-50 €/mq | 3.500-5.000 € |
| Impianto standard (livello 2 CEI) | 50-70 €/mq | 5.000-7.000 € |
| Impianto domotico (livello 3 CEI) | 80-120 €/mq | 8.000-12.000 € |
| Rifacimento parziale (solo quadro + linee principali) | 20-35 €/mq | 2.000-3.500 € |
| Aggiunta singolo punto presa/luce | 80-150 € a punto | Variabile |
Le tempistiche per un impianto completo in un appartamento di 100 mq sono di circa 5-8 giorni lavorativi per la prima fase (tracce, posa corrugati, scatole) e di 2-3 giorni per la seconda fase (infilaggio cavi, collegamenti, montaggio frutti e quadro). Tra le due fasi devono intervenire l’intonacista e il piastrellista, quindi la durata complessiva del cantiere dipende dal coordinamento tra le diverse maestranze.
Un consiglio che do sempre ai miei clienti: non risparmiate sul quadro elettrico e sulle protezioni. La differenza tra un quadro con componenti di qualità (ABB, Schneider Electric, BTicino) e uno con marche sconosciute può essere di soli 100-200 euro, ma la differenza in termini di affidabilità e sicurezza è enorme. Il quadro è l’unico componente che potete vedere e controllare nel tempo; tutto il resto è dentro i muri.
Come fare un impianto elettrico senza rompere i muri
Questa è una delle domande che mi fanno più spesso, e la risposta è: si può fare, ma con dei compromessi. Esistono diverse soluzioni per realizzare o ampliare un impianto elettrico senza demolire le pareti:
Canalette e battiscopa tecnici: le canalette in PVC si fissano a parete e ospitano i cavi in modo ordinato. I battiscopa tecnici sono ancora meglio perché nascondono completamente i cavi alla vista. Marchi come Hager e DLP di Legrand offrono sistemi completi con angoli, derivazioni e scatole portafrutti integrate. Il risultato estetico non è quello di un impianto incassato, ma in certi contesti (uffici, cantine, locali tecnici) è una soluzione perfettamente accettabile.
Controsoffitti e pavimenti galleggianti: se state rifacendo il controsoffitto o posando un pavimento sopraelevato, potete sfruttare l’intercapedine per far passare i cavi senza toccare le pareti. Le tracce verticali dalle scatole al soffitto o al pavimento rimangono necessarie, ma sono molto più brevi.
Impianti a vista in stile industriale: negli ultimi anni è diventato di moda il cosiddetto stile industrial, con tubi metallici a vista e frutti vintage. Se il contesto lo permette, è una soluzione che elimina completamente il problema delle tracce. I tubi in acciaio zincato o in rame, abbinati a interruttori e prese in stile retrò, possono dare un carattere molto particolare a un ambiente. Se amate i progetti creativi per la casa, potrebbe piacervi anche il mio tutorial su come costruire una casa degli elfi fai da te: un progetto molto diverso, ma che richiede la stessa attenzione ai dettagli.
Un’altra opzione che consiglio è l’utilizzo di dispositivi wireless per il comando delle luci. Esistono interruttori a batteria (o autoalimentati con tecnologia piezoelettrica) che comunicano via radio con ricevitori installati nel punto luce. Questo permette di aggiungere punti di comando senza tirare nuovi cavi. Marchi come Legrand e BTicino hanno linee specifiche per il retrofitting.

Collaudo, certificazione e Dichiarazione di Conformità
Una volta completato l’impianto, prima di considerarlo finito serve il collaudo. Le verifiche essenziali che un installatore serio deve eseguire sono:
- Continuità dei conduttori di protezione (PE): si verifica che il conduttore giallo-verde sia collegato correttamente in ogni punto
- Resistenza di isolamento: si misura con il megaohmetro a 500 V; il valore minimo accettabile è 0,5 MΩ
- Prova di intervento del differenziale: si verifica che il salvavita scatti entro 300 ms (per i tipo A e AC) e entro 40 ms alla corrente nominale
- Verifica della resistenza di terra: il valore deve essere tale che, moltiplicato per la corrente di intervento del differenziale (0,03 A), il risultato sia inferiore a 50 V
- Prova funzionale: si accendono tutti i carichi contemporaneamente per verificare il corretto dimensionamento delle linee
Al termine del collaudo, l’installatore rilascia la Dichiarazione di Conformità (DiCo), un documento obbligatorio previsto dal DM 37/2008. La DiCo deve essere accompagnata dagli allegati obbligatori: la relazione tipologica dei materiali utilizzati, lo schema dell’impianto, il certificato di riconoscimento dei requisiti tecnico-professionali dell’installatore e una copia della visura camerale. Senza questo documento, l’impianto non è a norma e potreste avere problemi seri con l’assicurazione in caso di incidente, con la vendita dell’immobile o con l’allacciamento al contatore.
Se vi interessa approfondire la documentazione necessaria per gli impianti domestici, vi consiglio di leggere anche il mio articolo sulla certificazione impianto idraulico, che segue un iter molto simile.
Errori comuni da evitare
In vent’anni di lavoro ho visto di tutto. Ecco gli errori più frequenti che riscontro quando intervengo su impianti realizzati male o da persone non qualificate:
Pochi circuiti: mettere tutte le prese su un unico circuito da 16A è un errore grave. Basta accendere forno e lavatrice contemporaneamente per far scattare il magnetotermico. Ogni linea dedicata ad alto assorbimento deve avere il proprio circuito protetto.
Sezione dei cavi inadeguata: usare cavi da 1,5 mm² per le prese è pericoloso. La sezione minima per i circuiti prese è 2,5 mm². Per le linee dedicate ad alta potenza (piano cottura a induzione) servono cavi da 4 mm² o 6 mm². Un cavo sottodimensionato si surriscalda, il rivestimento si deteriora e, nel peggiore dei casi, può innescare un incendio.
Assenza della messa a terra: ho trovato appartamenti degli anni ’60 e ’70 completamente privi di impianto di terra. In queste condizioni il differenziale non può funzionare correttamente per i guasti verso terra. La messa a terra non è un optional: è un requisito di sicurezza fondamentale che protegge la vita delle persone. In un condominio, l’impianto di terra è solitamente condominiale e parte dal dispersore nel terreno fino al nodo equipotenziale di ogni appartamento.
Inversione fase-neutro: collegare la fase dove dovrebbe esserci il neutro e viceversa è un errore apparentemente innocuo, perché l’apparecchio funziona comunque. Ma in realtà è pericoloso: l’interruttore a parete interrompe il neutro invece della fase, e il dispositivo rimane sotto tensione anche da spento. Questo è particolarmente rischioso con i portalampada, dove toccare il contatto centrale durante la sostituzione della lampadina può causare una scossa.
Corrugati troppo pieni: riempire i tubi corrugati oltre il 50% della loro sezione rende impossibile sfilare i cavi in futuro per manutenzione o aggiornamenti. È come costruire una strada a senso unico: una volta che i cavi sono dentro, ci restano per sempre.
Mancanza di predisposizioni: non prevedere il passaggio di corrugati vuoti per future necessità è un risparmio che si paga caro. Oggi non avete il climatizzatore, ma domani? Oggi non avete l’auto elettrica, ma tra cinque anni? Un corrugato vuoto costa pochi euro e vi evita di dover rompere il muro in futuro. Se state affrontando altri problemi strutturali come l’umidità, ricordate che un impianto elettrico va protetto anche da infiltrazioni: potete trovare soluzioni utili nel mio articolo sulle macchie di umidità sui muri.
Da ricordare
- Affidatevi sempre a un installatore abilitato e pretendete la Dichiarazione di Conformità (DiCo) a fine lavori
- Progettate l’impianto puntando almeno al livello 2 della norma CEI 64-8 per non trovarvi con poche prese tra qualche anno
- Prevedete almeno 2 differenziali separati nel quadro elettrico per evitare il blackout totale in caso di guasto
- Lasciate corrugati vuoti di riserva per climatizzatore, auto elettrica e futuri impianti
- Verificate che la sezione dei cavi sia adeguata: 1,5 mm² per le luci, 2,5 mm² per le prese, 4-6 mm² per le linee dedicate
Domande frequenti
Quanto costa fare un impianto elettrico in una casa di 100 mq?
Per un impianto elettrico completo di livello standard (livello 2 CEI 64-8) in un appartamento di 100 mq, il costo medio si aggira tra 5.000 e 7.000 euro, materiali e manodopera inclusi. Un impianto base (livello 1) può costare 3.500-5.000 euro, mentre un impianto domotico (livello 3) parte da 8.000 euro e può superare i 12.000 euro. I fattori che influenzano il prezzo sono il numero di punti, la qualità dei materiali scelti, la complessità dell’intervento e la zona geografica.
Cosa succede se non si fa la messa a terra?
Senza impianto di terra, il dispositivo differenziale (salvavita) non può intervenire correttamente in caso di guasto verso terra. Questo significa che toccando un elettrodomestico con un difetto di isolamento, la corrente attraverserebbe il vostro corpo per raggiungere il terreno, con rischio di elettrocuzione letale. Inoltre, l’assenza della messa a terra rende l’impianto non conforme alla normativa CEI 64-8 e al DM 37/2008, con conseguenze anche legali e assicurative.
Come fare un impianto elettrico senza rompere il muro?
Le soluzioni principali sono: canalette in PVC a parete o battiscopa tecnici che nascondono i cavi; sfruttamento di controsoffitti o pavimenti galleggianti per il passaggio dei cavi; impianti a vista in stile industriale con tubi metallici; utilizzo di dispositivi wireless (interruttori a batteria o piezoelettrici) per aggiungere punti di comando senza nuovi cavi. Ogni soluzione ha vantaggi e limiti estetici: le canalette sono la scelta più economica, mentre i sistemi wireless offrono la massima flessibilità.
Che succede se si inverte la fase con il neutro?
Se fase e neutro vengono invertiti, gli apparecchi funzionano apparentemente in modo normale, ma l’interruttore a parete interrompe il neutro invece della fase. Di conseguenza il dispositivo collegato rimane sotto tensione anche da spento, creando un pericolo di scossa durante la manutenzione o la sostituzione di lampadine. L’inversione si rileva facilmente con un cercafase e va corretta immediatamente al quadro o nelle scatole di derivazione.
Posso fare l’impianto elettrico da solo senza un elettricista?
In Italia, il DM 37/2008 stabilisce che l’installazione, la trasformazione e l’ampliamento degli impianti elettrici devono essere eseguiti da imprese abilitate iscritte alla Camera di Commercio. Potete eseguire piccoli interventi di manutenzione ordinaria (sostituzione di una presa, di un interruttore o di una lampadina), ma per qualsiasi modifica strutturale dell’impianto serve un professionista che rilasci la Dichiarazione di Conformità. Operare senza abilitazione comporta rischi per la sicurezza e sanzioni amministrative.
Ogni quanti anni va rifatto l’impianto elettrico?
Non esiste un obbligo temporale fisso per il rifacimento, ma gli esperti del settore consigliano una verifica approfondita ogni 10 anni e un rifacimento completo dopo 25-30 anni. Un impianto con cavi in gomma (tipici degli anni ’60-’70) va sostituito il prima possibile perché l’isolamento si deteriora e diventa fragile. I segnali che indicano la necessità di un intervento sono: scatti frequenti del differenziale, prese annerite, odore di bruciato, interruttori che scaldano, cavi con isolamento screpolato.