In questo articolo
- Un impianto elettrico domestico deve rispettare la norma CEI 64-8 e il DM 37/2008 per essere considerato a norma
- Il costo medio per rifare un impianto elettrico completo si aggira tra 50 e 80 €/mq, inclusa manodopera e materiali
- Alcune operazioni preparatorie come tracce nei muri e posa corrugati possono essere eseguite in autonomia per risparmiare fino al 30%
- La dichiarazione di conformità può essere rilasciata solo da un elettricista abilitato iscritto alla Camera di Commercio
- Un impianto moderno prevede almeno 3 circuiti separati: luci, prese, linea dedicata per elettrodomestici ad alto assorbimento
- L’impianto di messa a terra è obbligatorio per legge e protegge da scariche elettriche potenzialmente letali
Indice
- Cosa dice la legge sull’impianto elettrico fai da te
- Componenti principali di un impianto elettrico domestico
- Quali operazioni si possono fare da soli
- Come progettare lo schema dell’impianto elettrico
- Materiali e attrezzi necessari
- Le fasi di realizzazione passo dopo passo
- Costi: fai da te parziale vs professionista
- Errori comuni da evitare
- Collaudo e certificazione finale
Capire come fare un impianto elettrico in casa è una delle domande che mi sento rivolgere più spesso, soprattutto da chi sta ristrutturando e vuole contenere i costi. Dopo vent’anni passati tra cantieri e progetti domestici qui a Bologna, posso dirvi che la risposta non è un semplice sì o no: ci sono operazioni che potete gestire in autonomia e altre che, per legge e per sicurezza, richiedono un professionista abilitato.
In questa guida vi spiego nel dettaglio tutto quello che c’è da sapere: dalla normativa vigente ai materiali, dalle fasi operative ai costi reali, fino agli errori che vedo ripetere più spesso. L’obiettivo è darvi gli strumenti per partecipare attivamente ai lavori, risparmiare dove possibile e ottenere un impianto sicuro e certificato.
Cosa dice la legge sull’impianto elettrico fai da te
Partiamo dal punto fondamentale: in Italia la realizzazione, la trasformazione e l’ampliamento degli impianti elettrici sono regolati dal Decreto Ministeriale 37/2008, che ha sostituito la vecchia legge 46/90. Questo decreto stabilisce che gli interventi sugli impianti elettrici devono essere eseguiti da imprese abilitate, iscritte alla Camera di Commercio con i requisiti tecnico-professionali previsti.
Cosa significa nella pratica? Che non potete realizzare un impianto elettrico completo da soli e pretendere che sia a norma. Al termine dei lavori, l’impresa installatrice deve rilasciare la dichiarazione di conformità (DiCo), un documento indispensabile per l’agibilità dell’immobile, per la stipula di contratti con il fornitore di energia e, in caso di vendita, per il rogito notarile.
Tuttavia, la legge non vieta di eseguire alcune operazioni preparatorie e accessorie: realizzare le tracce nei muri, posare i tubi corrugati, tirare i cavi sotto la supervisione dell’elettricista. Questa collaborazione è perfettamente legale e rappresenta il modo migliore per risparmiare senza compromettere la sicurezza.
La norma tecnica di riferimento è la CEI 64-8, che definisce i criteri di progettazione e installazione degli impianti elettrici a bassa tensione. La sua ultima variante, la V5 del CEI, introduce i livelli prestazionali dell’impianto, classificandoli in tre categorie in base a funzionalità e dotazioni.

Componenti principali di un impianto elettrico domestico
Prima di capire come fare un impianto elettrico in casa, è essenziale conoscere ogni componente e la sua funzione. Un impianto domestico si compone di questi elementi fondamentali:
Il contatore è il punto di consegna dell’energia dal distributore. Da qui parte la linea principale che raggiunge il quadro elettrico, generalmente con un cavo di sezione 6 mm² per potenze fino a 6 kW.
Il quadro elettrico generale è il cuore dell’impianto. Contiene l’interruttore generale differenziale (salvavita), gli interruttori magnetotermici per ogni circuito e, nei sistemi più moderni, anche dispositivi di protezione contro le sovratensioni (SPD). Un quadro ben dimensionato per un appartamento di 80-100 mq prevede almeno 12 moduli DIN.
I circuiti di distribuzione si dividono per funzione. La norma CEI 64-8 richiede almeno due circuiti separati, ma nella pratica un impianto ben fatto ne prevede almeno tre: uno per l’illuminazione (sezione cavi 1,5 mm², protezione 10 A), uno per le prese (sezione 2,5 mm², protezione 16 A) e uno dedicato per elettrodomestici ad alto assorbimento come forno, lavatrice e condizionatore (sezione 4 mm², protezione 20 A).
I tubi corrugati proteggono i cavi e ne permettono la sostituzione futura. Il diametro standard per le dorsali è 25 mm, mentre per le derivazioni ai punti luce e alle prese si usa il 20 mm. Devono essere fissati con apposite clip o fascette ogni 40-50 cm.
L’impianto di messa a terra è obbligatorio e collega tutte le masse metalliche al dispersore interrato. Senza messa a terra, il differenziale non può funzionare correttamente e il rischio di folgorazione aumenta enormemente. Se vi interessa approfondire questo aspetto, ho scritto una guida sullo schema impianto elettrico civile che entra nel dettaglio dei collegamenti.
Quali operazioni si possono fare da soli
Ecco il punto che interessa di più a chi cerca come fare un impianto elettrico in casa: cosa potete fare concretamente con le vostre mani? Vi elenco le operazioni che, nella mia esperienza, un bricoleur con buona manualità può eseguire in autonomia, concordandole preventivamente con l’elettricista che firmerà la dichiarazione di conformità.
Tracce nei muri: questa è l’operazione che fa risparmiare di più. Realizzare le tracce con una scanalatrice o un flessibile con disco diamantato è un lavoro faticoso ma alla portata di chiunque. Le tracce verticali devono essere larghe circa 3 cm e profonde 2,5-3 cm. Ricordate che le tracce orizzontali nei muri portanti sono vietate dal punto di vista strutturale, a meno che non siano superficiali (massimo 1/3 dello spessore del muro).
Posa dei corrugati: una volta realizzate le tracce, potete posare i tubi corrugati e fissarli con malta rapida. È fondamentale rispettare il percorso stabilito dallo schema e lasciare abbondante filo pilota (almeno 30 cm in più per ogni punto) per facilitare il successivo infilaggio dei cavi.
Montaggio delle scatole: le scatole di derivazione (tipo 502) e le scatole portafrutti (tipo 503) vanno murate con gesso o malta. La profondità deve essere precisa: troppo incassate e le placchette non si montano; troppo sporgenti e rimane un gradino antiestetico.
Chiusura delle tracce: dopo il passaggio dell’elettricista per il cablaggio, potete chiudere le tracce con malta cementizia e preparare la parete per la tinteggiatura. Per evitare crepe, usate sempre una rete portaintonaco in fibra di vetro sopra la traccia.
Infilaggio cavi: sotto la diretta supervisione dell’elettricista, potete aiutare a tirare i cavi nei corrugati. Questa operazione richiede due persone e un buon lubrificante per cavi. Non fatelo mai da soli: un cavo tirato con la sezione sbagliata o nel corrugato sbagliato crea problemi seri.
Per una panoramica completa sui materiali e le operazioni accessorie, vi consiglio di leggere anche la mia guida su impianto elettrico casa fai da te.
Come progettare lo schema dell’impianto elettrico
La progettazione è la fase più importante e quella dove il confronto con un professionista è indispensabile. Tuttavia, arrivare dal vostro elettricista con uno schema ragionato vi farà risparmiare tempo (e quindi denaro) e vi assicurerà un risultato più aderente alle vostre esigenze.
Partite dalla planimetria dell’appartamento in scala. Disegnate la posizione di ogni mobile principale: letto, divano, scrivania, piano cucina. Questo vi permette di posizionare prese e interruttori esattamente dove servono, evitando le classiche prolunghe e ciabatte che, oltre a essere antiestetiche, rappresentano un rischio.
Per ogni stanza, prevedete un numero minimo di punti:
| Ambiente | Punti luce | Prese 10/16 A | Prese dedicate | Note |
|---|---|---|---|---|
| Soggiorno (20 mq) | 3-4 | 8-10 | 1 (condizionatore) | Prevedere presa TV e rete dati |
| Camera da letto | 2-3 | 6-8 | 0 | Prese ai lati del letto, altezza 30 cm |
| Cucina | 2-3 | 6-8 | 3 (forno, lavastoviglie, piano cottura) | Prese sopra il piano a 110 cm |
| Bagno | 2 | 2-3 | 1 (lavatrice) | Zone di sicurezza 0, 1, 2, 3 |
| Ingresso/corridoio | 1-2 | 2-3 | 0 | Deviatori per accensione da più punti |
Il bagno merita un’attenzione particolare. La norma CEI 64-8 divide il bagno in quattro zone di sicurezza (dalla zona 0 all’interno della vasca alla zona 3 oltre 60 cm dalla vasca). In zona 0 e 1 non si possono installare prese o interruttori; in zona 2 solo apparecchi di classe II con grado di protezione IPX4.
Quando progettate lo schema, ragionate anche in prospettiva. Se pensate di installare una colonnina di ricarica per auto elettrica nel box, prevedete già una linea dedicata dal quadro con sezione adeguata (almeno 6 mm²). Se state valutando una ristrutturazione completa, date un’occhiata alla mia guida sulla ristrutturazione appartamento a Bologna per avere un quadro complessivo dei costi.

Materiali e attrezzi necessari
Per la parte di lavoro che potete eseguire in autonomia, ecco l’elenco completo dei materiali e degli attrezzi. Vi consiglio di acquistare tutto prima di iniziare: fermarsi a metà opera per comprare un raccordo mancante è una delle cose più frustranti che esistano.
Materiali per l’impianto:
- Tubo corrugato flessibile diametro 20 mm e 25 mm (autoestinguente, marchio IMQ)
- Scatole di derivazione rettangolari (tipo 502) e rotonde
- Scatole portafrutti (tipo 503) a 3, 4 o 7 moduli
- Raccordi, curve e giunzioni per corrugato
- Filo pilota in nylon o acciaio (sonda tiracavi)
- Gesso rapido e malta cementizia per chiusura tracce
- Rete portaintonaco in fibra di vetro
- Tasselli e fascette per fissaggio corrugato
Attrezzi indispensabili:
- Scanalatrice o smerigliatrice con disco diamantato da 125 mm
- Scalpello e martello (per le rifiniture)
- Trapano a percussione con punte per muratura
- Livella laser o a bolla (almeno 60 cm)
- Metro laser o flessometro da 5 m
- Matita da muratore e squadra
- DPI: occhiali protettivi, mascherina FFP2, guanti, cuffie antirumore
Una nota sui dispositivi di protezione individuale: non sottovalutateli mai. La scanalatrice produce una quantità impressionante di polvere e il disco può frammentarsi. Gli occhiali e la mascherina non sono optional. Per la ferramenta e gli utensili professionali, potete trovare un buon assortimento presso rivenditori specializzati come quelli recensiti nella nostra guida su Emmetre utensili e ferramenta.
Le fasi di realizzazione passo dopo passo
Vediamo ora come fare un impianto elettrico in casa seguendo un ordine logico. Ogni fase è collegata alla successiva; saltarne una o invertire l’ordine crea problemi a catena.
Fase 1: Sopralluogo e progetto. L’elettricista visita l’appartamento, verifica lo stato dell’impianto esistente (se c’è), misura gli ambienti e concorda con voi il posizionamento di ogni punto elettrico. Da questo sopralluogo nasce lo schema unifilare e la planimetria con i percorsi dei cavi. Questa fase costa generalmente tra 200 e 400 € per un appartamento di 100 mq.
Fase 2: Tracciatura. Con lo schema in mano, tracciate sui muri il percorso di ogni tubazione usando la livella e la matita. I percorsi devono essere rigorosamente verticali o orizzontali: mai diagonali. Le tracce verticali partono dalla scatola portafrutti e salgono (o scendono) fino alla scatola di derivazione o al controsoffitto. Altezze standard: prese a 30 cm dal pavimento, interruttori a 110 cm, prese cucina sopra il piano a 110 cm.
Fase 3: Realizzazione delle tracce. Con la scanalatrice o il flessibile, incidete lungo le linee tracciate. Per pareti in laterizio forato la profondità ideale è 3 cm; per pareti in calcestruzzo o mattoni pieni servono almeno 3,5 cm. Dopo l’incisione, rimuovete il materiale con scalpello e martello. Se il muro è portante, ricordate il limite di un terzo dello spessore per le tracce orizzontali.
Fase 4: Posa corrugati e scatole. Infilate i corrugati nelle tracce, fissandoli con punti di malta rapida ogni 40-50 cm. Inserite il filo pilota in ogni tubo. Murate le scatole di derivazione e portafrutti con gesso, verificando con la livella che siano perfettamente in bolla e alla profondità corretta.
Fase 5: Cablaggio (elettricista). Questa è la fase che deve essere eseguita dal professionista. L’elettricista infila i cavi nei corrugati, esegue tutti i collegamenti nelle scatole di derivazione utilizzando morsetti a norma, cabla il quadro elettrico e collega l’impianto di terra. È importante che i colori dei cavi rispettino la convenzione: blu per il neutro, marrone/nero/grigio per le fasi, giallo-verde per la terra.
Fase 6: Chiusura tracce. Dopo il cablaggio e prima del collaudo, chiudete le tracce con malta cementizia. Applicate la rete in fibra di vetro, lasciate asciugare almeno 24 ore e procedete con la rasatura.
Fase 7: Montaggio frutti e placchette. L’elettricista monta interruttori, prese e frutti nelle scatole. Questa operazione include anche la programmazione di eventuali sistemi domotici. Infine, applicate le placchette decorative della serie scelta.

Costi: fai da te parziale vs professionista
Una delle motivazioni principali per capire come fare un impianto elettrico in casa è il risparmio economico. Vediamo i numeri reali, aggiornati al 2026, basati sulla mia esperienza diretta con preventivi e lavori nella zona di Bologna.
| Voce di costo | Solo professionista | Fai da te parziale + elettricista | Risparmio stimato |
|---|---|---|---|
| Progetto e sopralluogo | 300 € | 300 € | 0% |
| Tracce e demolizioni | 1.200 – 1.800 € | 150 – 300 € (solo materiali) | ~80% |
| Materiale elettrico | 1.500 – 2.500 € | 1.500 – 2.500 € | 0% |
| Posa corrugati e scatole | 800 – 1.200 € | 100 – 200 € (solo materiali) | ~85% |
| Cablaggio e collegamenti | 1.500 – 2.500 € | 1.500 – 2.500 € | 0% |
| Chiusura tracce e ripristino | 600 – 1.000 € | 80 – 150 € (solo materiali) | ~85% |
| Collaudo e certificazione | 200 – 400 € | 200 – 400 € | 0% |
| Totale (100 mq) | 6.100 – 9.400 € | 3.830 – 6.350 € | 25-35% |
Come vedete, le voci dove potete intervenire sono quelle legate alla manodopera generica: tracce, posa corrugati, chiusura. Il risparmio complessivo si attesta mediamente intorno al 30%, che su un appartamento di 100 mq significa circa 2.000-3.000 € in meno. Non è poco, ma richiede impegno fisico significativo e almeno una settimana di lavoro full-time.
Per chi sta valutando anche altri interventi impiantistici, la certificazione dell’impianto idraulico segue logiche simili in termini di obblighi normativi e costi. Può essere utile programmare i lavori in parallelo per ottimizzare tempi e costi di ripristino murario.
Errori comuni da evitare
In vent’anni di esperienza ho visto ripetere sempre gli stessi errori. Ve li elenco così potete evitarli:
Corrugati sottodimensionati. Il tasso di riempimento massimo del corrugato non deve superare il 50% della sezione interna. Se usate un tubo da 20 mm per far passare troppi cavi, non riuscirete più a sfilarli in futuro per manutenzione. Meglio usare un 25 mm in più che trovarsi bloccati.
Tracce diagonali. Le ho viste fare decine di volte per “risparmiare qualche metro di cavo”. Oltre a essere vietate dalla norma, rendono impossibile individuare il percorso dei cavi in futuro. Quando andrete a piantare un chiodo per appendere un quadro, rischiate di forare il corrugato. Tracce sempre verticali e orizzontali.
Assenza di circuiti dedicati. Far funzionare forno elettrico da 3.000 W e lavastoviglie sullo stesso circuito da 16 A è una ricetta per far scattare continuamente il magnetotermico. Ogni elettrodomestico con assorbimento superiore a 1.500 W merita un circuito dedicato.
Messa a terra assente o inadeguata. Ho trovato appartamenti ristrutturati di recente con il cavo di terra che finiva nel nulla. La messa a terra non è un optional: senza di essa, il differenziale non interviene in caso di dispersione e il rischio di folgorazione è concreto. Per approfondire le basi impiantistiche, consultate anche lo schema impianto idraulico casa, che tratta principi analoghi di sicurezza e conformità.
Scatole di derivazione inaccessibili. Murare una scatola di derivazione dietro una parete in cartongesso senza sportello di ispezione è un errore grave. La norma impone che ogni giunzione sia ispezionabile senza demolire la parete.
Ignorare le zone del bagno. Installare una presa dentro la doccia o a meno di 60 cm dalla vasca è estremamente pericoloso e fuori norma. Rispettate rigorosamente le zone 0, 1, 2 e 3 definite dalla CEI 64-8.
Anche l’umidità gioca un ruolo importante nella sicurezza elettrica. Se avete problemi di infiltrazioni, vi consiglio di risolvere prima quelli: trovate soluzioni pratiche nella guida sulle macchie di umidità sui muri.
Collaudo e certificazione finale
Il collaudo è l’ultima fase e una delle più importanti. L’elettricista esegue una serie di verifiche strumentali che attestano il corretto funzionamento e la sicurezza dell’impianto. Secondo la norma CEI 64-8, le verifiche obbligatorie comprendono:
- Continuità dei conduttori di protezione e dei collegamenti equipotenziali: si verifica che il cavo di terra sia collegato correttamente a ogni punto dell’impianto
- Resistenza di isolamento: si misura con un megaohmmetro e deve risultare superiore a 0,5 MΩ per circuiti a 230 V
- Prova di intervento del differenziale: si verifica che il salvavita scatti entro i tempi previsti (massimo 300 ms per tipo AC, 40 ms per tipo A)
- Impedenza dell’anello di guasto: assicura che in caso di cortocircuito la corrente sia sufficiente a far intervenire le protezioni
- Resistenza di terra: deve essere inferiore a 200 Ω per impianti con differenziale da 30 mA
Superato il collaudo, l’elettricista rilascia la dichiarazione di conformità (DiCo) secondo il modello ministeriale previsto dal DM 37/2008. Questo documento deve essere conservato con cura e allegato alla documentazione dell’immobile. In caso di compravendita, il notaio verifica la presenza della DiCo; in caso di sinistro, l’assicurazione potrebbe non risarcire se l’impianto non è certificato.
Un ultimo consiglio pratico: fate eseguire il collaudo prima di chiudere le tracce o quantomeno prima della tinteggiatura. Se emerge un problema, intervenire su muri ancora aperti è infinitamente più semplice e meno costoso che demolire un lavoro appena terminato.
Da ricordare
- Concordate sempre con l’elettricista abilitato le operazioni che volete eseguire in autonomia prima di iniziare qualsiasi lavoro
- Realizzate le tracce esclusivamente in direzione verticale e orizzontale, mai diagonale, per sicurezza e conformità normativa
- Prevedete almeno 3 circuiti separati (luci, prese, linee dedicate) e un circuito dedicato per ogni elettrodomestico oltre i 1.500 W
- Conservate la dichiarazione di conformità (DiCo) insieme ai documenti dell’immobile: è necessaria per vendita, assicurazione e agibilità
- Fate eseguire il collaudo strumentale prima della chiusura definitiva delle tracce per poter intervenire facilmente in caso di problemi
Domande frequenti
Quanto costa fare un impianto elettrico nuovo in una casa di 100 mq?
Il costo per un impianto elettrico completo in un appartamento di 100 mq si aggira tra 6.100 e 9.400 € affidando tutto al professionista. Se eseguite in autonomia le tracce, la posa dei corrugati e la chiusura dei muri, potete risparmiare circa il 30%, attestandovi su una spesa tra 3.800 e 6.350 €. I materiali elettrici (quadro, cavi, frutti, placchette) incidono per circa 1.500-2.500 € indipendentemente da chi esegue la manodopera.
Cosa succede se non c’è la messa a terra?
Senza messa a terra, il differenziale (salvavita) non può funzionare correttamente. In caso di dispersione di corrente verso le masse metalliche, non esiste un percorso preferenziale verso terra e la corrente potrebbe attraversare il corpo di chi tocca l’apparecchio difettoso. Inoltre, l’assenza di messa a terra rende l’impianto non conforme alla norma CEI 64-8 e al DM 37/2008, con conseguenze legali e assicurative in caso di incidente.
Come posso rifare l’impianto elettrico senza rompere i muri?
Esistono alcune alternative che limitano le demolizioni. La prima è utilizzare canalette esterne (battiscopa tecnici o canalette a parete), che però hanno un impatto estetico. La seconda è sfruttare i corrugati esistenti, sfilando i vecchi cavi e infilando quelli nuovi, a patto che i tubi siano in buone condizioni e con tasso di riempimento adeguato. La terza è posare i cavi nel controsoffitto e nelle contropareti in cartongesso, soluzione elegante ma che riduce leggermente il volume degli ambienti.
Posso fare l’impianto elettrico completamente da solo senza elettricista?
No, per legge non è possibile. Il DM 37/2008 stabilisce che la realizzazione degli impianti elettrici deve essere eseguita da imprese abilitate. Solo un elettricista iscritto alla Camera di Commercio con i requisiti professionali può rilasciare la dichiarazione di conformità. Potete però eseguire le operazioni preparatorie (tracce, posa corrugati, chiusura muri) sotto la supervisione del professionista, risparmiando fino al 30% sul costo totale.
Quanto tempo ci vuole per rifare un impianto elettrico completo?
Per un appartamento di 80-100 mq, i tempi medi sono: 1-2 giorni per le tracce (di più se lavorate da soli), 1 giorno per la posa dei corrugati e delle scatole, 2-3 giorni per il cablaggio da parte dell’elettricista, 1 giorno per il collaudo e montaggio frutti, più 1-2 giorni per la chiusura delle tracce e il ripristino murario. In totale, prevedete circa 7-10 giorni lavorativi, considerando anche i tempi di asciugatura delle malte.
Quale sezione di cavo devo usare per le prese di casa?
Per le prese standard da 10/16 A si utilizza cavo con sezione 2,5 mm², protetto da un magnetotermico da 16 A. Per i punti luce si usa sezione 1,5 mm² con protezione da 10 A. Per le linee dedicate ad elettrodomestici ad alto assorbimento (forno, piano cottura, climatizzatore) si sale a 4 mm² con protezione da 20 A. La dorsale dal contatore al quadro è generalmente in 6 mm² per potenze fino a 6 kW.