In questo articolo
- L’installazione di un condizionatore richiede obbligatoriamente un tecnico abilitato con certificazione F-Gas secondo il regolamento UE 2024/573
- Le multe per installazione non a norma partono da 516 euro e arrivano fino a 100.000 euro per violazioni sulla gestione dei gas refrigeranti
- Per montare l’unità esterna in condominio serve comunicazione all’amministratore e rispetto del decoro architettonico secondo l’art. 1122 del Codice Civile
- Un impianto mono-split da 9.000 BTU costa in media tra 1.200 e 2.500 euro installato, manodopera compresa
- Nel 2026 è ancora attiva la detrazione fiscale del 50% per climatizzatori a pompa di calore in classe energetica A++ o superiore
- La norma UNI EN 378 e il D.M. 37/2008 regolano i requisiti tecnici e la sicurezza dell’impianto
Indice
- Perché non puoi installare un condizionatore da solo
- Normativa 2026 per l’installazione dei condizionatori
- Permessi in condominio per l’unità esterna
- Come scegliere il condizionatore giusto per casa tua
- Le fasi dell’installazione professionale
- Costi di installazione e detrazioni fiscali 2026
- Errori comuni da evitare nell’installazione
- Manutenzione dopo l’installazione: cosa fare
Ogni anno, quando arriva il caldo, ricevo decine di messaggi da amici e lettori che mi chiedono la stessa cosa: posso installare il condizionatore da solo? Dopo vent’anni di esperienza nel fai da te, devo essere onesto con voi: questa è una delle poche operazioni in casa dove il fai da te puro non è possibile. O meglio, non è legale. Vi spiego tutto quello che ho imparato, tra normative, scelte pratiche e consigli per risparmiare senza rischiare sanzioni.
Perché non puoi installare un condizionatore da solo
Lo so, può sembrare frustrante. Sono il primo a preferire il fai da te in ogni progetto di casa, dalla posa delle piastrelle alla sostituzione di una presa elettrica. Ma il condizionatore è un caso diverso, e vi spiego perché con chiarezza.
Il problema principale riguarda il gas refrigerante. I moderni climatizzatori split utilizzano gas fluorurati ad effetto serra (F-Gas), come l’R-32 o l’R-410A. Questi gas, se rilasciati in atmosfera, hanno un impatto ambientale enorme. Per questo motivo, il Regolamento UE 2024/573 sui gas fluorurati stabilisce che solo tecnici con certificazione F-Gas possono maneggiare, recuperare, installare o manutenere impianti contenenti questi refrigeranti.
Non si tratta solo di una raccomandazione. La legge italiana, attraverso il D.P.R. 146/2018, prevede sanzioni amministrative da 10.000 a 100.000 euro per chi manipola gas refrigeranti senza certificazione. Anche il semplice collegamento delle tubazioni frigorifere tra unità interna ed esterna rientra in questa categoria, perché comporta l’apertura del circuito refrigerante.
C’è poi la questione elettrica. Il D.M. 37/2008 (ex legge 46/90) impone che tutti gli interventi sugli impianti elettrici vengano eseguiti da imprese abilitate e che venga rilasciata la dichiarazione di conformità. Un condizionatore richiede un collegamento elettrico dedicato, spesso con una linea propria dal quadro generale, e questo lavoro deve essere certificato.
Cosa potete fare voi, concretamente? Preparare la zona di installazione, verificare che la parete sia adatta, procurare le staffe per l’unità esterna e, soprattutto, scegliere con cognizione di causa il modello giusto. La parte intellettuale del progetto è vostra; quella operativa deve essere di un professionista.

Normativa 2026 per l’installazione dei condizionatori
Il quadro normativo nel 2026 è il risultato di diversi livelli legislativi che si sovrappongono. Ve li riassumo in modo pratico, perché so che la burocrazia può scoraggiare chiunque.
La normativa di riferimento si articola su quattro pilastri fondamentali. Il primo è il già citato Regolamento UE 2024/573, che ha sostituito il precedente Regolamento 517/2014 e ha inasprito le regole sulla gestione dei gas fluorurati, con l’obiettivo di ridurre progressivamente l’uso di refrigeranti ad alto GWP (Global Warming Potential).
Il secondo pilastro è il D.M. 37/2008, che regola la sicurezza degli impianti all’interno degli edifici. Questo decreto stabilisce che l’installazione di impianti di climatizzazione deve essere eseguita da imprese iscritte alla Camera di Commercio e abilitate per la specifica tipologia di impianto. Al termine dei lavori, l’installatore è tenuto a rilasciare la dichiarazione di conformità (DiCo).
Il terzo riferimento è la norma UNI EN 378, che definisce i requisiti di sicurezza e ambientali per i sistemi di refrigerazione e le pompe di calore. Questa norma tecnica specifica, tra le altre cose, le distanze minime, la ventilazione necessaria e i limiti di carica di refrigerante in funzione del tipo di locale.
Infine, il D.P.R. 74/2013 sulla manutenzione degli impianti termici si applica anche ai climatizzatori con potenza superiore a 12 kW, imponendo controlli periodici di efficienza energetica.
| Normativa | Ambito | Obbligo principale |
|---|---|---|
| Reg. UE 2024/573 | Gas fluorurati | Tecnico certificato F-Gas obbligatorio |
| D.M. 37/2008 | Sicurezza impianti | Dichiarazione di conformità (DiCo) |
| D.P.R. 146/2018 | Sanzioni F-Gas | Multa da 10.000 a 100.000 euro |
| UNI EN 378 | Requisiti tecnici | Distanze, ventilazione, carica refrigerante |
| D.P.R. 74/2013 | Manutenzione | Controlli periodici per impianti oltre 12 kW |
| Art. 1122 Cod. Civile | Condominio | Rispetto del decoro architettonico |
Un aspetto che molti ignorano: dal 2025, i nuovi regolamenti europei spingono verso refrigeranti a basso GWP come il propano (R-290). Questo gas è più ecologico ma anche infiammabile, il che rende ancora più critica l’installazione professionale. Se state acquistando un climatizzatore nuovo, verificate quale refrigerante utilizza, perché questo influenza sia la sicurezza sia la futura disponibilità di ricariche.
Permessi in condominio per l’unità esterna
Se vivete in condominio, come la maggior parte degli italiani, dovete affrontare un ulteriore livello di regole. L’installazione dell’unità esterna su facciata, balcone o terrazzo condominiale richiede attenzione specifica.
Secondo l’articolo 1122 del Codice Civile, ogni condomino può eseguire opere sulla propria unità immobiliare, a condizione che non rechi danno alle parti comuni e non pregiudichi la stabilità, la sicurezza o il decoro architettonico dell’edificio. In pratica, avete il diritto di installare un condizionatore, ma dovete rispettare vincoli precisi.
La prima cosa da fare è comunicare all’amministratore la vostra intenzione di installare l’unità esterna. Non serve un’autorizzazione assembleare, ma la comunicazione è obbligatoria. L’amministratore può opporsi solo se l’installazione viola il regolamento condominiale di natura contrattuale o compromette il decoro.
Attenzione al regolamento condominiale: se è di tipo contrattuale (approvato all’unanimità o allegato all’atto di acquisto), può contenere divieti specifici sull’installazione di unità esterne in determinate posizioni. Un regolamento assembleare, invece, non può vietare in modo assoluto l’installazione, ma può disciplinarne le modalità.
Per quanto riguarda lo scarico della condensa, è vietato far gocciolare acqua su aree comuni, marciapiedi o proprietà altrui. Dovete prevedere un tubo di scarico che convoglia la condensa verso un punto di raccolta adeguato, come un pluviale o un pozzetto.
Un consiglio pratico che do sempre: prima di procedere, fotografate la facciata e presentate all’amministratore un disegno con la posizione prevista per l’unità esterna. Questo gesto di trasparenza vi eviterà il 90% dei problemi condominiali. Se il vostro edificio è sottoposto a vincolo paesaggistico o storico, servirà anche l’autorizzazione della Soprintendenza.
Come scegliere il condizionatore giusto per casa tua
Questa è la parte dove il vostro ruolo è fondamentale. Scegliere il climatizzatore giusto vi farà risparmiare energia, denaro e problemi futuri. Dopo anni di esperienza, vi condivido il mio metodo.

Il primo parametro è la potenza in BTU/h. La regola empirica che uso è semplice: servono circa 340 BTU/h per metro quadro in condizioni standard (altezza soffitto 2,70 m, esposizione media, isolamento normale). Per una stanza da 20 mq, servono quindi circa 7.000 BTU/h; per una da 25-30 mq, un modello da 9.000-12.000 BTU/h è adeguato.
Ma la regola empirica va corretta in base a fattori reali. Una stanza esposta a sud-ovest con grandi finestre senza tende può richiedere il 30% di potenza in più. Al contrario, un locale al piano terra ben isolato con infissi a doppio vetro potrebbe accontentarsi del 20% in meno. Anche il numero di persone che abitano la stanza conta: ogni persona aggiunge circa 600 BTU/h di carico termico.
La classe energetica è il secondo criterio. Nel 2026, per accedere alle detrazioni fiscali, serve almeno la classe A++ sia in raffrescamento sia in riscaldamento. I modelli in classe A+++ consumano fino al 30% in meno rispetto a un A+, e la differenza si sente in bolletta, soprattutto se usate il climatizzatore anche come pompa di calore in inverno.
Il terzo aspetto è la tecnologia inverter. Ormai praticamente tutti i modelli la integrano, ma vale la pena verificare. Un compressore inverter modula la potenza in modo continuo, evitando i cicli acceso-spento che sprecano energia. I modelli con compressore a velocità variabile più avanzati possono ridurre i consumi fino al 40% rispetto ai vecchi on-off.
Per chi sta pensando di ristrutturare casa con poco budget, consiglio di valutare un sistema multi-split: una sola unità esterna collegata a due o tre unità interne. Costa di più all’acquisto, ma si risparmia sull’installazione e sullo spazio esterno occupato.
| Superficie stanza | BTU/h consigliati | Potenza kW | Consumo annuo stimato |
|---|---|---|---|
| Fino a 15 mq | 5.000 – 7.000 | 1,5 – 2,0 | 150 – 250 kWh |
| 15 – 25 mq | 7.000 – 9.000 | 2,0 – 2,6 | 250 – 380 kWh |
| 25 – 35 mq | 9.000 – 12.000 | 2,6 – 3,5 | 380 – 500 kWh |
| 35 – 50 mq | 12.000 – 18.000 | 3,5 – 5,3 | 500 – 750 kWh |
| Oltre 50 mq | 18.000 – 24.000 | 5,3 – 7,0 | 750 – 1.100 kWh |
Un ultimo consiglio sulla rumorosità: controllate sempre il livello sonoro sia dell’unità interna sia di quella esterna. Per una camera da letto, l’unità interna non dovrebbe superare i 22 dB in modalità silenziosa. L’unità esterna, invece, dovrebbe stare sotto i 50 dB per non disturbare i vicini, aspetto particolarmente importante in condominio.
Le fasi dell’installazione professionale
Anche se non potete fare l’installazione da soli, conoscere le fasi vi permette di controllare il lavoro del tecnico e verificare che tutto venga eseguito a regola d’arte. Dopo aver assistito a centinaia di installazioni, vi descrivo come dovrebbe procedere un professionista serio.
Fase 1: sopralluogo e progettazione. Il tecnico esamina l’ambiente, misura le distanze tra la posizione prevista per l’unità interna e quella esterna, verifica la disponibilità di una linea elettrica dedicata e controlla lo schema dell’impianto elettrico esistente. Questa fase è fondamentale: diffidate di chi vuole installare senza sopralluogo.
Fase 2: montaggio della piastra di supporto. L’unità interna viene fissata a parete tramite una piastra metallica. Il tecnico la livella con precisione, perché anche un’inclinazione minima può compromettere il drenaggio della condensa. La posizione ideale è a almeno 15 cm dal soffitto e a 2,30-2,50 m dal pavimento.
Fase 3: foratura della parete. Si pratica un foro di circa 65 mm di diametro con carotatrice, inclinato leggermente verso l’esterno per favorire lo scarico della condensa. Il foro attraversa la parete e ospiterà le tubazioni in rame, il cavo elettrico di collegamento e il tubo di scarico condensa.
Fase 4: installazione dell’unità esterna. Le staffe a muro devono essere fissate con tasselli chimici o meccanici adeguati al tipo di parete (mattone, cemento armato, cartongesso rinforzato). L’unità esterna deve avere almeno 30 cm di spazio libero sui lati e sul retro per garantire il corretto flusso d’aria. I silent block antivibranti sotto l’unità sono essenziali per ridurre le vibrazioni trasmesse alla struttura.

Fase 5: collegamento delle tubazioni frigorifere. Questa è la fase più delicata. Le tubazioni in rame (linea del liquido e linea del gas) vengono sagomate con piegatubi, tagliate alla misura e cartellate con attrezzi specifici. I collegamenti devono essere ermetici: anche una micro-perdita comprometterebbe l’efficienza dell’impianto e causerebbe danni ambientali.
Fase 6: vuoto e carica del gas. Prima di avviare il circuito, il tecnico deve effettuare il vuoto con pompa per eliminare aria e umidità dalle tubazioni. Il vuoto deve raggiungere almeno -750 mmHg (o meglio, sotto i 500 micron) e mantenersi stabile per almeno 15 minuti. Solo dopo questa verifica si apre il circuito refrigerante. Per tubazioni oltre i 5 metri, potrebbe essere necessaria un’integrazione di gas calcolata in base alla lunghezza supplementare.
Fase 7: collegamento elettrico e test. Il tecnico collega l’unità alla linea elettrica dedicata, protetta da un interruttore magnetotermico differenziale da 16A con sensibilità 30 mA. Dopo il collegamento, si effettua il test di funzionamento in raffrescamento e in riscaldamento, verificando temperature, portata d’aria e assorbimento elettrico.
Fase 8: documentazione. Al termine, il tecnico deve rilasciarvi la dichiarazione di conformità (DiCo) ai sensi del D.M. 37/2008, il certificato F-Gas con i dati del refrigerante caricato e il libretto di impianto. Conservate questi documenti: vi serviranno per le detrazioni fiscali, per eventuali verifiche e per la garanzia.
Costi di installazione e detrazioni fiscali 2026
Veniamo al tasto dolente: quanto costa tutto questo? Vi parlo con i numeri reali che ho raccolto nella mia zona, tra Bologna e l’Emilia-Romagna, ma i prezzi sono abbastanza uniformi in tutta Italia, con variazioni del 10-15% tra nord e sud.
Un mono-split da 9.000 BTU di marca affidabile (Daikin, Mitsubishi, Samsung, LG) costa tra 600 e 1.000 euro per la sola macchina. L’installazione standard, con tubazioni fino a 3 metri, staffaggio, collegamento elettrico e messa in funzione, aggiunge tra 500 e 800 euro. Il totale si aggira quindi tra 1.200 e 2.500 euro, a seconda del modello e della complessità dell’installazione.
Per un dual-split (una unità esterna e due interne), il costo complessivo parte da circa 2.500 euro e arriva a 4.500 euro installato. Un trial-split con tre unità interne si posiziona tra 3.500 e 6.000 euro. Se dovete far passare le tubazioni in canalina esterna o attraverso muri particolarmente spessi, il sovrapprezzo può essere di 100-200 euro a metro lineare.
La buona notizia per chi sta valutando questa spesa: nel 2026 sono ancora disponibili importanti agevolazioni fiscali. La detrazione più comune è il Bonus Casa al 50% per le ristrutturazioni, che include l’installazione di climatizzatori a pompa di calore. L’importo massimo detraibile è di 96.000 euro per unità immobiliare, ripartito in 10 quote annuali.
In alternativa, se il climatizzatore a pompa di calore sostituisce un vecchio impianto di riscaldamento, potete accedere all’Ecobonus al 65%, a condizione che il nuovo apparecchio raggiunga determinati parametri di efficienza stabiliti dall’ENEA nella sezione dedicata alle detrazioni fiscali. In entrambi i casi, il pagamento deve avvenire con bonifico parlante (bancario o postale) che riporti la causale del versamento, il codice fiscale del beneficiario e la partita IVA dell’installatore.
Per chi ha un budget già impegnato per rifare l’impianto idraulico o altri lavori, consiglio di includere il condizionatore nella stessa pratica di ristrutturazione: si risparmia sulla burocrazia e si ottimizza la detrazione.
Errori comuni da evitare nell’installazione
In oltre vent’anni ho visto di tutto. Ecco gli errori più frequenti che possono compromettere il funzionamento, l’efficienza o la durata del vostro climatizzatore. Conoscerli vi aiuterà a vigilare sul lavoro dell’installatore.
Posizionamento sbagliato dell’unità interna. Lo split non va mai installato sopra una porta, dietro una tenda pesante o in una nicchia chiusa. Il flusso d’aria deve essere libero di distribuirsi nell’ambiente. Ho visto climatizzatori potentissimi rendere la metà perché montati in angoli dove l’aria ricircolava su se stessa. La posizione ideale è al centro della parete più lunga della stanza, lontano da fonti di calore dirette.
Unità esterna esposta al sole diretto. Un motore condensante che lavora sotto il sole estivo perde fino al 15% di efficienza. Se non avete alternative, installate una copertura parasole che non ostacoli il flusso d’aria. I baldacchini troppo stretti peggiorano la situazione perché intrappolano il calore.
Tubazioni troppo lunghe senza compensazione. Ogni metro di tubazione oltre i 5 metri standard comporta una perdita di efficienza. Per distanze superiori ai 15 metri, il calo diventa significativo. Inoltre, tubazioni lunghe richiedono un’integrazione di gas refrigerante che va calcolata con precisione: mediamente 20-30 grammi di R-32 per metro aggiuntivo, a seconda del modello.
Mancata esecuzione del vuoto. È l’errore più grave e purtroppo ancora diffuso tra installatori poco scrupolosi. Se il circuito non viene messo in vuoto correttamente, l’umidità residua nelle tubazioni si trasforma in acido che corrode il compressore dall’interno. Il danno non è immediato: il climatizzatore funzionerà per qualche mese, poi inizierà a perdere efficienza e alla fine il compressore si bloccherà. La riparazione costa spesso più di un impianto nuovo.
Scarico condensa mal gestito. L’acqua di condensa deve scorrere per gravità, con una pendenza costante di almeno 1-2% lungo tutto il percorso. Un tubo che fa una curva verso l’alto crea un sifone che blocca il flusso; il risultato sono perdite d’acqua dall’unità interna, danni a pareti e pavimenti. Chiedete al tecnico di verificare lo scarico con un bicchiere d’acqua versato nella vaschetta: deve defluire senza esitazione.
Linea elettrica sottodimensionata. Un condizionatore da 12.000 BTU assorbe circa 1.200 W in funzionamento normale e fino a 2.000 W allo spunto. Collegarlo a una presa condivisa con altri elettrodomestici è un rischio concreto. Serve una linea dedicata dal quadro elettrico, protetta dal proprio interruttore. Ho visto casi in cui l’installatore ha collegato il climatizzatore a una presa esistente per risparmiare tempo; questo è un errore che può provocare surriscaldamenti e, nei casi peggiori, incendi. Se avete dubbi sul vostro impianto elettrico di casa, fatelo verificare prima dell’installazione.
Manutenzione dopo l’installazione: cosa fare
Un condizionatore ben mantenuto dura 15-20 anni e mantiene la sua efficienza. Trascurare la manutenzione, invece, porta a consumi maggiorati del 20-30%, guasti frequenti e, soprattutto, problemi di qualità dell’aria che respirate. Questa è una delle poche aree dove il fai da te è non solo permesso, ma caldamente consigliato.
La pulizia dei filtri dell’unità interna è l’operazione più importante e potete farla voi stessi ogni due settimane durante la stagione di utilizzo intensivo. Basta aprire il pannello frontale dello split, estrarre i filtri a rete, lavarli con acqua tiepida e sapone neutro e lasciarli asciugare completamente prima di reinserirli. Un filtro sporco riduce la portata d’aria fino al 50% e costringe il compressore a lavorare di più.
L’unità esterna va ispezionata visivamente almeno due volte l’anno. Verificate che la batteria alettata non sia ostruita da foglie, polvere, ragnatele o pelucchi di pioppo. Per la pulizia, usate un getto d’acqua delicato dall’interno verso l’esterno (mai il contrario, o spingerete lo sporco più in profondità). Non usate l’idropulitrice: la pressione eccessiva deforma le alette di alluminio.
La sanificazione completa, che include la pulizia profonda della batteria evaporante interna, della ventola tangenziale e della vaschetta di raccolta condensa, va affidata a un tecnico una volta l’anno. Costa tra 80 e 150 euro per unità e previene la formazione di muffe e batteri che, oltre a causare cattivi odori, possono rappresentare un rischio per la salute.
Un accorgimento che adotto io stesso a casa: a fine stagione estiva, faccio funzionare il climatizzatore in modalità ventilazione per almeno 30 minuti prima di spegnerlo definitivamente. Questo asciuga l’umidità residua sulla batteria e riduce drasticamente la formazione di muffe durante il periodo di inattività.
Per quanto riguarda il sistema di scarico della condensa, controllate periodicamente che il tubo sia libero. Un semplice test: versate un bicchiere d’acqua nella vaschetta e verificate che scorra fino all’uscita. Se notate un flusso rallentato, potete provare a soffiare aria compressa nel tubo di scarico o usare un filo metallico sottile per rimuovere eventuali ostruzioni.
Infine, se il vostro climatizzatore ha una potenza superiore a 12 kW (tipico negli impianti commerciali o in grandi appartamenti con multi-split), siete obbligati per legge a effettuare il controllo di efficienza energetica con le scadenze previste dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy in materia di efficienza energetica. Il tecnico compila il rapporto di controllo e lo trasmette al catasto regionale degli impianti termici.
Da ricordare
- Affidate l’installazione esclusivamente a un tecnico con certificazione F-Gas e chiedete sempre la dichiarazione di conformità
- In condominio, comunicate l’installazione all’amministratore e verificate il regolamento condominiale prima di procedere
- Scegliete un modello in classe A++ o superiore con tecnologia inverter per accedere alle detrazioni e risparmiare in bolletta
- Pagate con bonifico parlante e conservate DiCo, certificato F-Gas e fatture per la detrazione al 50% o 65%
- Pulite i filtri ogni due settimane durante l’uso intensivo e programmate una sanificazione professionale annuale
Domande frequenti
Posso installare un condizionatore da solo senza tecnico?
No, l’installazione fai da te di un condizionatore split non è consentita dalla legge italiana. Il Regolamento UE 2024/573 e il D.P.R. 146/2018 impongono che la manipolazione dei gas refrigeranti sia eseguita esclusivamente da tecnici con certificazione F-Gas. Le sanzioni per chi viola questa norma vanno da 10.000 a 100.000 euro. Potete però occuparvi della scelta del modello, della preparazione della zona di installazione e della manutenzione ordinaria come la pulizia dei filtri.
Quanto costa installare un condizionatore nel 2026?
Il costo complessivo per un mono-split da 9.000 BTU, inclusa la macchina e l’installazione standard con tubazioni fino a 3 metri, si aggira tra 1.200 e 2.500 euro. Un dual-split parte da circa 2.500 euro e arriva a 4.500 euro. Questi costi possono essere abbattuti con le detrazioni fiscali del 50% (Bonus Casa) o del 65% (Ecobonus), a condizione che il pagamento avvenga tramite bonifico parlante.
Serve il permesso del condominio per installare un condizionatore?
Non serve un’autorizzazione assembleare, ma è obbligatorio comunicare l’installazione all’amministratore di condominio. L’articolo 1122 del Codice Civile consente l’installazione a condizione che non venga pregiudicato il decoro architettonico dell’edificio. È fondamentale verificare il regolamento condominiale, soprattutto se di natura contrattuale, perché potrebbe contenere restrizioni specifiche sulla posizione dell’unità esterna.
Quali documenti deve rilasciare l’installatore?
L’installatore è tenuto a rilasciare la dichiarazione di conformità (DiCo) ai sensi del D.M. 37/2008, che attesta la corretta esecuzione dell’impianto. Deve inoltre fornire il certificato F-Gas con i dati relativi al tipo e alla quantità di gas refrigerante caricato nel circuito, il libretto di impianto e la fattura dettagliata. Questi documenti sono indispensabili per le detrazioni fiscali e per far valere la garanzia del produttore.
Ogni quanto va fatta la manutenzione del condizionatore?
La pulizia dei filtri dell’unità interna va eseguita ogni due settimane durante il periodo di utilizzo intensivo ed è un’operazione che potete fare in autonomia. La sanificazione completa dell’impianto, con pulizia della batteria evaporante e della vaschetta di raccolta condensa, va affidata a un tecnico specializzato una volta l’anno. Per impianti con potenza superiore a 12 kW, la legge impone anche controlli periodici di efficienza energetica.
Quali detrazioni fiscali sono disponibili nel 2026 per i condizionatori?
Nel 2026 sono disponibili due principali agevolazioni: il Bonus Casa con detrazione al 50% per l’installazione di climatizzatori a pompa di calore nell’ambito di una ristrutturazione, e l’Ecobonus al 65% quando il nuovo climatizzatore sostituisce un impianto di riscaldamento esistente e raggiunge determinati requisiti di efficienza. In entrambi i casi, il pagamento deve essere effettuato con bonifico parlante e la spesa è detraibile in 10 quote annuali di pari importo.