In questo articolo
- Uno schema impianto idraulico ben disegnato riduce gli errori in cantiere fino al 40%
- La pressione ideale di esercizio per un impianto domestico è compresa tra 1,5 e 3 bar
- Le tubazioni in multistrato rappresentano oltre il 70% delle installazioni residenziali attuali
- Un impianto idraulico completo per una casa di 100 mq richiede in media dai 4.000 ai 7.000 euro di manodopera e materiali
- La normativa UNI 9182 stabilisce i criteri di progettazione per gli impianti idrici sanitari
- Esistono almeno 3 tipologie di distribuzione (a collettore, derivazione e misto) con vantaggi diversi
Indice
- Cos’è uno schema impianto idraulico e perché è fondamentale
- Componenti principali di un impianto idraulico domestico
- Tipologie di distribuzione: collettore, derivazione e misto
- Schema impianto idraulico bagno: misure e posizionamento
- Schema impianto idraulico cucina: punti acqua e scarichi
- Materiali per le tubazioni: confronto e scelta
- Normativa e certificazione dell’impianto idraulico
- Software e strumenti per disegnare lo schema
- Errori comuni nella progettazione dello schema
- Costi e preventivo per la realizzazione
Dopo oltre vent’anni passati a progettare e realizzare impianti idraulici in case e appartamenti, posso dirvi una cosa con certezza: il momento più importante di tutto il lavoro non è quando si taglia il primo tubo, ma quando si disegna lo schema impianto idraulico su carta. Uno schema preciso è la differenza tra un impianto che funziona senza problemi per decenni e uno che vi farà impazzire con perdite, pressione insufficiente e rumori nelle tubazioni.
In questa guida vi accompagno passo dopo passo nella comprensione e nella realizzazione di uno schema idraulico completo, con esempi pratici tratti dalla mia esperienza sul campo qui a Bologna. Che stiate ristrutturando il bagno o progettando l’impianto di un’intera abitazione, troverete indicazioni concrete per evitare gli errori più comuni.
Cos’è uno schema impianto idraulico e perché è fondamentale
Lo schema impianto idraulico è la rappresentazione grafica di tutti i componenti e i percorsi delle tubazioni che portano l’acqua calda e fredda ai punti di utilizzo e che convogliano le acque reflue verso gli scarichi. Non si tratta di un semplice disegno: è un documento tecnico che indica diametri, materiali, pendenze, quote e distanze precise.
Secondo quanto stabilito dalla norma UNI 9182, la progettazione dell’impianto idrico sanitario deve rispettare criteri specifici per garantire portata, pressione e igienicità dell’acqua. Lo schema è il primo strumento per verificare il rispetto di questi parametri.

Nella mia esperienza, un buon schema serve a tre scopi principali. Primo: permette di calcolare i materiali necessari con precisione, evitando sprechi e corse dell’ultimo minuto dal ferramenta. Secondo: consente a chi lavora in cantiere di seguire un percorso chiaro, riducendo errori e tempi morti. Terzo: diventa la documentazione ufficiale dell’impianto, indispensabile per la certificazione impianto idraulico e per eventuali interventi futuri.
Uno schema completo si compone generalmente di due parti: lo schema funzionale, che mostra il principio di funzionamento dell’impianto con simboli standardizzati, e lo schema topografico, che rappresenta il percorso reale delle tubazioni nell’edificio con misure e quote.
Componenti principali di un impianto idraulico domestico
Prima di mettere mano alla matita, bisogna conoscere tutti gli elementi che compongono l’impianto. Ogni componente ha un simbolo grafico specifico che viene riportato sullo schema secondo le convenzioni della normativa tecnica.
L’impianto idraulico domestico si divide in due sistemi distinti: il circuito di adduzione (acqua in entrata) e il circuito di scarico (acque reflue in uscita). Vediamo i componenti principali di ciascuno.
Circuito di adduzione
Il punto di partenza è il contatore dell’acqua, installato dall’ente gestore. Da qui parte la tubazione principale che entra nell’abitazione, dove incontriamo il rubinetto generale di arresto. Questo è un elemento che non deve mai mancare nello schema: in caso di emergenza, sapere dove si trova e come raggiungerlo può fare la differenza tra un piccolo inconveniente e un allagamento.
Subito dopo il rubinetto generale troviamo il riduttore di pressione, fondamentale per portare la pressione della rete pubblica (che può arrivare anche a 6 bar) al valore ottimale per l’impianto domestico, compreso tra 1,5 e 3 bar. Il filtro a Y, installato a monte del riduttore, protegge l’intero impianto da impurità e sedimenti.
Da qui l’acqua fredda raggiunge il collettore di distribuzione (o il punto di derivazione, a seconda della tipologia scelta) e si dirama verso i vari punti di utilizzo. Una derivazione alimenta anche la caldaia o lo scaldacqua, che produce l’acqua calda sanitaria distribuita poi in parallelo.
Circuito di scarico
Il sistema di scarico raccoglie le acque reflue dai sanitari, dagli elettrodomestici e dai lavelli. Ogni punto di scarico è dotato di un sifone (a bottiglia, a S o a pavimento) che impedisce la risalita dei cattivi odori dalla rete fognaria. Le tubazioni di scarico devono rispettare una pendenza minima dell’1-2% per garantire il deflusso corretto.
Le colonne di scarico verticali convogliano le acque reflue verso la rete fognaria. Ogni colonna deve essere dotata di una ventilazione adeguata, che può essere primaria (prolungamento della colonna fino al tetto) o secondaria (valvola di aerazione). Questo aspetto viene spesso trascurato nei progetti fai da te, ma è essenziale per evitare gorgoglii e svuotamento dei sifoni.
Tipologie di distribuzione: collettore, derivazione e misto
La scelta della tipologia di distribuzione è una delle decisioni più importanti nella progettazione dello schema. Dopo anni di lavoro, posso dirvi che non esiste una soluzione universale: ogni sistema ha i suoi vantaggi e limiti, e la scelta dipende dalla configurazione dell’abitazione, dal budget e dalle esigenze specifiche.
| Caratteristica | A collettore | A derivazione | Misto |
|---|---|---|---|
| Costo materiali | Alto (più tubi) | Basso | Medio |
| Facilità manutenzione | Eccellente | Limitata | Buona |
| Pressione uniforme | Ottima | Variabile | Buona |
| Complessità schema | Media | Bassa | Media-alta |
| Ideale per | Nuove costruzioni | Ristrutturazioni | Appartamenti grandi |
| Intercettazione singola utenza | Sì | No | Parziale |
Distribuzione a collettore
Nel sistema a collettore, ogni punto di utilizzo è alimentato da una tubazione dedicata che parte dal collettore centrale. Il collettore è una barra dotata di rubinetti indipendenti per ogni derivazione. Il vantaggio principale è evidente: se dovete chiudere l’acqua al lavandino della cucina, potete farlo senza toccare il resto dell’impianto.
Nello schema, il collettore si rappresenta come un elemento centrale da cui partono linee indipendenti verso ogni utenza. Serve più materiale, è vero, ma la pressione rimane costante a tutti i punti di utilizzo, anche quando più rubinetti sono aperti contemporaneamente. Per le nuove costruzioni, è la soluzione che consiglio nella quasi totalità dei casi.

Distribuzione a derivazione
È il sistema tradizionale, quello che troviamo nella maggior parte delle case costruite fino agli anni Novanta. Una tubazione principale attraversa l’abitazione e da essa si diramano le derivazioni verso i singoli punti di utilizzo, con diametri progressivamente ridotti.
Il vantaggio è la semplicità e il minor costo. Lo svantaggio è che quando qualcuno apre la doccia e contemporaneamente si apre il rubinetto della cucina, la pressione cala vistosamente. Nello schema, questo sistema si rappresenta con una linea principale e ramificazioni laterali, un po’ come i rami di un albero.
Sistema misto
Il sistema misto combina i due approcci: un collettore alimenta le zone principali (bagno, cucina, lavanderia), e all’interno di ogni zona la distribuzione avviene per derivazione. È un buon compromesso tra costi e prestazioni, particolarmente adatto per appartamenti di dimensioni medio-grandi. Lo schema risulta più complesso ma offre una flessibilità notevole.
Schema impianto idraulico bagno: misure e posizionamento
Il bagno è l’ambiente con la maggiore concentrazione di punti acqua e, di conseguenza, quello dove lo schema deve essere più dettagliato. Le misure di posizionamento dei sanitari seguono standard consolidati, anche se possono variare leggermente a seconda dei produttori. Vi riporto le quote che utilizzo abitualmente nei miei progetti, conformi alle indicazioni della progettazione dell’impianto idraulico per casa.
Quote standard per i punti acqua
Per il lavabo, i punti acqua calda e fredda si posizionano a un’altezza di 50-55 cm dal pavimento finito, con un interasse di 10-12 cm. Lo scarico si colloca a 45-50 cm di altezza. Per il WC, il punto acqua fredda va a 20-25 cm di altezza e 15 cm a sinistra rispetto all’asse del sanitario; lo scarico è a pavimento o a parete secondo il modello scelto, generalmente a 18-20 cm dalla parete.
Il bidet segue quote simili al WC per lo scarico. I punti acqua calda e fredda si posizionano a 20-25 cm di altezza con interasse di 10 cm. Per la doccia, il miscelatore va a 100-110 cm dal pavimento, mentre il soffione fisso a 200-210 cm. Lo scarico della doccia deve avere una piletta sifonata con diametro minimo di 40 mm e una pendenza adeguata.
La vasca da bagno richiede i punti acqua a 55-60 cm di altezza, con lo scarico posizionato secondo le indicazioni del produttore. Il troppopieno deve essere collegato allo scarico principale.
Diametri consigliati per il bagno
Per l’adduzione, la tubazione principale che arriva al bagno dovrebbe avere un diametro di 20 mm (multistrato 20×2). Le derivazioni ai singoli sanitari possono scendere a 16 mm (multistrato 16×2). Per gli scarichi, il WC richiede un diametro minimo di 100 mm, mentre lavabo, bidet e doccia si collegano con tubi da 40-50 mm alla colonna di scarico da 110 mm.
Schema impianto idraulico cucina: punti acqua e scarichi
La cucina presenta esigenze specifiche che vanno considerate attentamente nello schema. Oltre al lavello, bisogna prevedere gli attacchi per lavastoviglie e, in alcuni casi, per un eventuale depuratore o addolcitore d’acqua.
I punti acqua per il lavello si posizionano generalmente a 50 cm dal pavimento, in corrispondenza della posizione prevista per il mobile sottolavello. L’attacco per la lavastoviglie si trova alla stessa altezza, spostato lateralmente di circa 30-40 cm. Lo scarico del lavello, con diametro di 40 mm, si colloca a 35-40 cm dal pavimento.
Un aspetto che molti trascurano nella progettazione dello schema cucina è la posizione del rubinetto del gas. Anche se non fa parte dell’impianto idraulico in senso stretto, il suo posizionamento va coordinato per evitare conflitti con le tubazioni dell’acqua. Come regola generale, le tubazioni del gas e dell’acqua devono mantenere una distanza minima di 3 cm tra loro.

Se state progettando una cucina con isola centrale, lo schema diventa più complesso: le tubazioni devono correre nel massetto del pavimento, con una protezione adeguata (guaina corrugata) e senza giunzioni nel tratto interrato. Ho visto troppi danni causati da perdite sotto pavimento in cucine a isola mal progettate.
Materiali per le tubazioni: confronto e scelta
La scelta del materiale per le tubazioni influenza direttamente lo schema, perché ogni materiale ha caratteristiche diverse in termini di diametri, raggi di curvatura e metodi di giunzione. Ecco un confronto basato sulla mia esperienza diretta e sulle caratteristiche tecniche dei prodotti più diffusi.
| Materiale | Diametri comuni (mm) | Durata stimata | Costo indicativo (€/m) | Vantaggi | Svantaggi |
|---|---|---|---|---|---|
| Multistrato (PEX-AL-PEX) | 16, 20, 26, 32 | 50+ anni | 2-5 | Versatile, mantiene la forma | Richiede raccordi a pressare |
| Polipropilene (PP-R) | 20, 25, 32, 40 | 50+ anni | 1-3 | Economico, saldatura a manicotto | Dilatazione termica elevata |
| Rame | 12, 14, 16, 18, 22 | 80+ anni | 5-12 | Antibatterico, durevole | Costoso, richiede saldatura |
| PVC (solo scarichi) | 32, 40, 50, 100, 110 | 30-50 anni | 1-4 | Leggero, facile da installare | Solo per scarichi, non per pressione |
Il multistrato è attualmente il materiale che utilizzo più spesso. La combinazione di polietilene e alluminio offre la flessibilità della plastica con la stabilità del metallo. Il tubo mantiene la forma dopo la curvatura, semplificando enormemente la posa secondo schema. I raccordi a pressare garantiscono giunzioni sicure e durature, a patto di utilizzare una pressatrice professionale con ganasce calibrate.
Il polipropilene resta una scelta valida, soprattutto per chi ha dimestichezza con la saldatura a manicotto. Attenzione però alla dilatazione termica: per le tubazioni di acqua calda lunghe più di 3 metri, lo schema deve prevedere dei giunti di dilatazione o dei cambi di direzione che assorbano il movimento. Come indicato nelle schede tecniche dei principali produttori, il coefficiente di dilatazione del PP-R è circa 0,15 mm per metro per grado centigrado.
Per quanto riguarda gli scarichi, il PVC serie pesante (spessore maggiorato) è lo standard. Per gli scarichi della cucina, dove transitano acque calde e grassi, consiglio il PVC ad alta temperatura (HT) che resiste fino a 95°C.
Normativa e certificazione dell’impianto idraulico
Lo schema impianto idraulico non è solo uno strumento pratico; è anche un documento legale. Il Decreto Ministeriale 37/2008 (ex legge 46/90) stabilisce che ogni impianto idraulico deve essere progettato, realizzato e certificato secondo le norme vigenti. La dichiarazione di conformità, rilasciata dall’installatore abilitato, deve essere accompagnata da una serie di allegati tra cui lo schema dell’impianto.
Le principali norme di riferimento per la progettazione sono la UNI 9182 per gli impianti idrici sanitari e la UNI EN 12056 per i sistemi di scarico. Queste norme definiscono i criteri di dimensionamento, le portate minime per ogni apparecchio sanitario e le specifiche tecniche dei materiali ammessi.
Un aspetto che mi preme sottolineare: anche se state facendo un lavoro fai da te, l’impianto deve comunque essere collaudato e certificato da un professionista abilitato (iscritto alla Camera di Commercio con i requisiti previsti dal DM 37/08). Lo schema che avete disegnato diventerà parte integrante della documentazione. Per approfondire questo tema, vi consiglio di leggere la mia guida sulla certificazione dell’impianto idraulico.
Un impianto non certificato può creare problemi seri: dalla mancata copertura assicurativa in caso di danni, fino a sanzioni in caso di compravendita dell’immobile. Non è un aspetto da prendere alla leggera, e lo schema accurato è il primo passo verso una certificazione senza intoppi. A proposito di impianti domestici, se vi interessa anche la parte elettrica, trovate informazioni utili nella guida sullo schema dell’impianto elettrico civile.
Software e strumenti per disegnare lo schema
Non serve essere un ingegnere per disegnare uno schema impianto idraulico funzionale. Esistono diversi strumenti, dai più semplici ai più professionali, che possono aiutarvi nella progettazione.
Per chi vuole un approccio semplice e immediato, carta millimetrata e matita restano strumenti validissimi. Scegliete una scala adeguata (1:50 è la più comune per le planimetrie domestiche) e utilizzate i simboli grafici standardizzati. Vi serviranno un righello, un compasso e matite colorate per distinguere acqua calda (rossa), acqua fredda (blu) e scarichi (verde o nero).
Tra i software gratuiti, Microsoft Visio (per chi ha un abbonamento Office 365) offre modelli specifici per impianti idraulici con librerie di simboli precaricate. Un’alternativa completamente gratuita è LibreCAD, un software CAD open source che richiede un po’ di pratica ma offre risultati professionali.
Per i professionisti e per chi vuole il massimo della precisione, AutoCAD di Autodesk resta il riferimento del settore. Esistono anche software specifici come Edilclima e MC4 che integrano il disegno dello schema con il calcolo delle portate e il dimensionamento automatico delle tubazioni. Questi strumenti professionali generano anche la relazione tecnica necessaria per la certificazione.
Un consiglio pratico: qualunque strumento scegliate, partite sempre dalla planimetria dell’abitazione in scala. Disegnate prima la posizione dei sanitari e degli elettrodomestici, poi tracciate i percorsi delle tubazioni cercando di minimizzare le lunghezze e il numero di curve.
Errori comuni nella progettazione dello schema
In vent’anni di lavoro ho visto ripetersi gli stessi errori, spesso con conseguenze costose. Ecco quelli che riscontro più frequentemente e come evitarli.
Sottodimensionamento delle tubazioni. È l’errore più diffuso. Quando si risparmia sul diametro dei tubi, si paga con una pressione insufficiente ai piani alti o quando più utenze funzionano contemporaneamente. La regola è semplice: meglio un diametro in più che uno in meno. Il costo aggiuntivo è minimo rispetto ai problemi che si evitano.
Pendenza insufficiente degli scarichi. Gli scarichi orizzontali devono avere una pendenza compresa tra l’1% e il 3%. Sotto l’1% l’acqua ristagna e i depositi si accumulano; sopra il 3% l’acqua scorre troppo velocemente e i solidi restano indietro, causando ostruzioni. Nello schema, la pendenza va sempre indicata con una freccia e il valore percentuale.
Mancata previsione della ventilazione. Senza un’adeguata ventilazione, gli scarichi funzionano male: sifoni che si svuotano, gorgoglii, cattivi odori. Ogni colonna di scarico deve avere una ventilazione che va indicata chiaramente nello schema.
Percorsi troppo lunghi per l’acqua calda. Se la caldaia è lontana dal punto di utilizzo, l’acqua calda impiega molto tempo ad arrivare, con spreco di acqua e energia. Lo schema deve prevedere percorsi ottimizzati e, per distanze superiori ai 10 metri, valutare l’installazione di un sistema di ricircolo o di uno scaldacqua ausiliario. Problemi di condense e umidità legati a impianti mal progettati possono causare anche macchie di umidità sui muri.
Assenza di rubinetti di intercettazione. Ogni zona dell’impianto deve poter essere isolata indipendentemente. Nello schema prevedete sempre un rubinetto di arresto per ogni bagno, per la cucina e per ogni piano dell’abitazione. Il costo di un rubinetto a sfera è irrisorio rispetto al vantaggio di poter intervenire senza chiudere l’acqua a tutta la casa.
Incroci non coordinati con altri impianti. Le tubazioni dell’acqua devono mantenere distanze minime dall’impianto elettrico: almeno 30 cm in caso di percorsi paralleli e 5 cm negli incroci, con l’impianto elettrico sempre sopra quello idraulico. Coordinare i due schemi è fondamentale per evitare problemi in fase di posa.
Costi e preventivo per la realizzazione
Lo schema ben fatto vi permette di stimare i costi con buona approssimazione. Ecco le voci principali da considerare nel preventivo, aggiornate ai prezzi di mercato del 2026.
| Voce | Costo indicativo | Note |
|---|---|---|
| Progettazione schema (professionista) | 300-800 € | Inclusa relazione tecnica |
| Tubazione multistrato (materiale) | 2-5 €/m | Variabile per diametro |
| Raccordi a pressare | 2-8 €/cad | Gomiti, tee, raccordi |
| Collettore (2+2 vie) | 40-80 € | Acqua calda + fredda |
| Manodopera idraulico | 35-50 €/ora | Zona Bologna, 2026 |
| Punto acqua completo | 120-200 € | Adduzione + scarico |
| Certificazione DM 37/08 | 150-300 € | Obbligatoria per legge |
Per un appartamento di 100 mq con due bagni e una cucina, il costo complessivo dell’impianto idraulico (materiali e manodopera, esclusi i sanitari) si aggira tra i 4.000 e i 7.000 euro. La variabilità dipende dalla complessità dello schema, dalla tipologia di distribuzione scelta e dalla qualità dei materiali. Per un’analisi più dettagliata dei costi, vi rimando alla guida specifica sui costi dell’impianto idraulico al metro.
Un consiglio che do sempre ai miei clienti: non risparmiate sulla qualità dei raccordi e delle valvole. Sono i punti più critici dell’impianto, quelli dove si verificano la maggior parte delle perdite. Un raccordo di qualità costa qualche euro in più ma può evitarvi danni da migliaia di euro. Se avete bisogno di attrezzatura specifica per i lavori, potreste valutare anche il noleggio di attrezzatura professionale piuttosto che l’acquisto.
Per chi si avvicina al fai da te idraulico, il primo investimento da fare non è in materiali ma in conoscenza. Studiate lo schema, capite il funzionamento dell’impianto, e solo dopo procedete con l’acquisto e la posa. Un errore nella fase di progettazione si corregge con una gomma; un errore nella fase di realizzazione si corregge con il portafoglio. Per chi si occupa anche di altri aspetti della casa, può essere utile la guida su come fare l’impianto elettrico e quella sui serramenti e infissi per avere una visione completa della ristrutturazione.
Da ricordare
- Disegnate sempre lo schema prima di acquistare materiali: risparmierete tempo, denaro e imprevisti in cantiere
- Scegliete il sistema a collettore per le nuove costruzioni e il sistema misto per le ristrutturazioni importanti
- Rispettate le pendenze degli scarichi tra 1% e 3% e prevedete sempre la ventilazione delle colonne
- Conservate lo schema aggiornato come parte della documentazione per la certificazione DM 37/08
- Utilizzate raccordi e valvole di marca riconosciuta: sono i punti critici dove si concentra il rischio di perdite
Domande frequenti
Quanto costa un impianto idraulico in una casa di 100 mq?
Il costo di un impianto idraulico completo per una casa di 100 mq, esclusi i sanitari, si colloca mediamente tra 4.000 e 7.000 euro comprensivi di materiali, manodopera e certificazione. Il prezzo varia in base alla tipologia di distribuzione scelta (a collettore costa di più rispetto a quella a derivazione), al numero di punti acqua, alla qualità dei materiali e alla zona geografica. Nelle grandi città del Nord Italia i costi tendono a essere più elevati del 10-15% rispetto alla media nazionale.
Quanto deve essere la pressione di un impianto idraulico domestico?
La pressione ottimale per un impianto idraulico domestico è compresa tra 1,5 e 3 bar al punto di utilizzo. Valori inferiori a 1,5 bar causano un flusso d’acqua insufficiente, soprattutto ai piani alti o quando più rubinetti sono aperti contemporaneamente. Valori superiori a 3 bar possono danneggiare i componenti dell’impianto e generare rumorosità nelle tubazioni. Il riduttore di pressione, installato subito dopo il contatore, regola questo parametro.
Come è fatto un impianto idraulico domestico?
Un impianto idraulico domestico è composto da due sistemi principali: il circuito di adduzione (che porta l’acqua pulita ai punti di utilizzo) e il circuito di scarico (che allontana le acque reflue). Il circuito di adduzione parte dal contatore, passa attraverso il rubinetto generale, il riduttore di pressione e il filtro, per poi diramarsi verso i sanitari tramite un collettore o un sistema a derivazione. Il circuito di scarico raccoglie le acque da ogni sanitario attraverso sifoni e tubazioni in pendenza fino alla colonna di scarico verticale collegata alla fognatura.
Qual è il miglior programma per disegnare schemi idraulici?
Per uso professionale, AutoCAD di Autodesk resta il software di riferimento, spesso affiancato da moduli specifici come Edilclima o MC4 per il dimensionamento automatico. Per un uso domestico o semi-professionale, LibreCAD è un’ottima alternativa gratuita e open source. Microsoft Visio offre modelli preimpostati per impianti idraulici ed è intuitivo per chi ha familiarità con l’ambiente Office. Per schemi semplici, anche carta millimetrata in scala 1:50 con matite colorate può dare risultati più che soddisfacenti.
Che differenza c’è tra schema funzionale e schema topografico?
Lo schema funzionale rappresenta il principio di funzionamento dell’impianto utilizzando simboli grafici standardizzati; mostra i componenti e le loro connessioni logiche senza rispettare le proporzioni reali o la disposizione fisica nell’edificio. Lo schema topografico, invece, riproduce il percorso reale delle tubazioni sulla planimetria dell’abitazione, con misure, quote e distanze precise. Il primo serve per capire come funziona l’impianto, il secondo per realizzarlo concretamente. Per una progettazione completa servono entrambi.
Posso realizzare lo schema dell’impianto idraulico da solo?
Sì, è possibile disegnare lo schema dell’impianto idraulico in autonomia, soprattutto per piccoli interventi come la ristrutturazione di un bagno. Tuttavia, per impianti completi o per interventi che richiedono la certificazione ai sensi del DM 37/2008, lo schema deve essere validato da un professionista abilitato. Anche se disegnate lo schema da soli, la realizzazione e il collaudo dell’impianto devono essere eseguiti o supervisionati da un installatore iscritto alla Camera di Commercio con i requisiti tecnico-professionali previsti dalla legge.