Un lavandino otturato si libera nella maggior parte dei casi con tre attrezzi meccanici, senza versare nulla nello scarico: ventosa, smontaggio del sifone e sonda flessibile. Secondo le indicazioni pubblicate da Desivero, l’intervento meccanico risolve la stragrande maggioranza delle ostruzioni domestiche perché agisce direttamente sul tappo di residui, mentre un prodotto chimico deve scioglierlo, operazione lenta e non sempre efficace su accumuli solidi di capelli o grasso.
Ventosa e sifone risolvono la maggior parte delle ostruzioni
La ventosa a tazza (sturalavandini classico) funziona creando una differenza di pressione che sposta il tappo avanti e indietro fino a disgregarlo. Per usarla bene occorre tappare il foro di troppopieno con uno straccio bagnato, riempire la vasca con 3-4 cm d’acqua e premere con movimenti rapidi e verticali. Se dopo una ventina di pompate l’acqua non scorre, il passo successivo è smontare il sifone.
Il sifone si trova sotto il lavandino, ha forma a U o a bottiglia, e si svita a mano oppure con una pinza regolabile. Basta posizionare un secchio sotto, svitare i due dadi di raccordo, sfilare il pezzo e ripulirlo. Chi ha già dimestichezza con le operazioni sotto il lavandino, ad esempio per sostituire il rubinetto, troverà lo smontaggio del sifone ancora più semplice.
Vedi anche Sostituire il rubinetto del lavandino: chiavi, guarnizioni e perdite
Sonda flessibile per ostruzioni oltre il sifone
Quando il sifone è pulito ma l’acqua resta ferma, l’ingorgo si trova più in profondità nel tubo a parete. La sonda manuale (detta anche spirale o furetto) si inserisce nel tubo e, ruotandola in senso orario, agganciala massa che blocca il deflusso. In commercio ne esistono da 3 a 10 metri. Perché non provare subito la sonda? Perché smontare il sifone prima permette di accedere al tubo senza ostacoli e di capire dove si trova realmente il blocco.
Dopo aver liberato lo scarico, versare un litro d’acqua bollente aiuta a sciogliere eventuali residui grassi rimasti sulle pareti interne, come indicato nelle informazioni tecniche sul funzionamento del sifone idraulico.
Metodo della nonna: bicarbonato e aceto in 150 g
Il cosiddetto disgorgante naturale si prepara con 150 g di bicarbonato di sodio versati direttamente nello scarico, seguiti da 150 ml di aceto bianco. La reazione produce anidride carbonica, che esercita una leggera pressione sul tappo. Si lascia agire 30 minuti, poi si risciacqua con acqua bollente. Questa soluzione è utile per ostruzioni leggere o come manutenzione periodica, ma su un blocco compatto di capelli o sapone solidificato il risultato è spesso insufficiente: in quel caso servono gli attrezzi meccanici descritti sopra.
Per chi affronta problemi ricorrenti legati a depositi calcarei sulle tubature, può essere utile verificare lo stato complessivo dell’impianto, un aspetto che tocca anche chi valuta interventi di manutenzione straordinaria con detrazione fiscale.
caption = Confronto tra i tre metodi meccanici per sturare il lavandino
headers = Metodo | Attrezzo necessario | Tipo di ostruzione | Tempo medio
row1 = Ventosa a tazza | Sturalavandini (costo contenuto) | Tappo parziale vicino allo scarico | 5 minuti
row2 = Smontaggio sifone | Pinza regolabile e secchio | Accumulo nel sifone | 15 minuti
row3 = Sonda flessibile | Furetto da 3-10 m | Blocco nel tubo a parete | 20 minuti
Quando è necessario chiamare un idraulico
Se la sonda non raggiunge l’ostruzione o se più scarichi della casa risultano bloccati contemporaneamente, il problema potrebbe riguardare la colonna di scarico condominiale. In questo caso l’intervento richiede attrezzature professionali (canal jet o videoispezione). Per la manutenzione ordinaria dello scarico del lavandino, invece, basta pulire il sifone una volta ogni due o tre mesi, secondo quanto raccomandato da BricoCenter nella sua guida dedicata.
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