In questo articolo
- Esistono 5 schemi principali per distribuire l’acqua in casa: a derivazione, a collettore, misto, ad anello e a colonne montanti
- Lo schema a collettore garantisce una pressione uniforme a tutti i punti di erogazione ed è il più diffuso nelle nuove costruzioni
- Un impianto idraulico domestico lavora normalmente a una pressione compresa tra 1,5 e 3 bar
- Le tubazioni in multistrato hanno una durata stimata di oltre 50 anni e sono oggi lo standard per le nuove installazioni
- La normativa UNI 9182 stabilisce i criteri di progettazione per gli impianti idrici interni alle abitazioni
- Scegliere lo schema corretto può ridurre i costi di realizzazione fino al 20-30% rispetto a una distribuzione non ottimizzata
Indice
- Cosa si intende per schema dell’impianto idraulico
- Schema 1: impianto a derivazione (in serie)
- Schema 2: impianto a collettore (in parallelo)
- Schema 3: impianto misto derivazione e collettore
- Schema 4: impianto ad anello
- Schema 5: impianto a colonne montanti
- Confronto tra i cinque schemi
- Tubazioni: materiali e diametri consigliati
- Normativa e progettazione dell’impianto idraulico
- Errori comuni da evitare nella scelta dello schema
- Domande frequenti
Dopo oltre vent’anni passati a progettare e realizzare impianti idraulici in appartamenti e villette qui a Bologna, posso dirvi una cosa con certezza: il schema dell’impianto idraulico è la decisione più importante che prenderete prima di posare un solo tubo. Sbagliare schema significa convivere per decenni con cali di pressione, sprechi d’acqua e interventi di manutenzione complicati. Azzeccarlo, invece, vuol dire avere un impianto che lavora in silenzio, senza sorprese, per tutta la vita della casa.
In questa guida vi presento i 5 schemi tipo per l’impianto idraulico di casa che utilizzo abitualmente nel mio lavoro: vi spiego come funzionano, quando conviene usarli e quali sono i pro e i contro di ciascuno. Che stiate ristrutturando un bagno o costruendo da zero, qui trovate tutto quello che serve per fare la scelta giusta.
Cosa si intende per schema dell’impianto idraulico
Lo schema dell’impianto idraulico è, in parole semplici, la mappa che descrive come l’acqua viaggia dal punto di ingresso in casa fino a ogni rubinetto, doccia, lavatrice o water. Non si tratta solo di un disegno tecnico: è la logica di distribuzione che determina la pressione, la portata e l’efficienza dell’intero sistema.
Ogni schema definisce tre elementi fondamentali:
- Il percorso delle tubazioni: come i tubi collegano il contatore o l’autoclave ai singoli punti di utilizzo
- I nodi di distribuzione: dove l’acqua si divide per raggiungere zone diverse della casa
- I diametri delle condotte: che variano in base alla portata richiesta e alla distanza da coprire
La norma UNI 9182 stabilisce i criteri generali di progettazione degli impianti di adduzione dell’acqua negli edifici. È il riferimento tecnico che ogni idraulico dovrebbe conoscere a memoria. In pratica, questa normativa ci dice come dimensionare le tubazioni, quali materiali usare e come garantire che ogni punto di erogazione riceva la portata minima necessaria.

Prima di scegliere uno schema, dovete considerare alcuni fattori chiave: la superficie della casa, il numero di bagni, la pressione disponibile in rete (che a Bologna varia parecchio tra centro e periferia) e il budget a disposizione. Vediamo adesso i cinque schemi principali, partendo dal più semplice.
Schema 1: impianto a derivazione (in serie)
Lo schema a derivazione è il più antico e il più semplice. Funziona così: una tubazione principale parte dal contatore e attraversa la casa; lungo il percorso, dei raccordi a T deviano l’acqua verso ciascun punto di utilizzo. È come un fiume con tanti affluenti che si staccano man mano.
Questo sistema era lo standard nelle case costruite fino agli anni ’80. Lo trovo ancora regolarmente quando mi chiamano per ristrutturazioni in centro a Bologna, soprattutto negli edifici storici. Il vantaggio principale è la semplicità: servono meno metri di tubo rispetto a qualsiasi altro schema, e i raccordi sono pochi.
Il difetto, però, è significativo. Quando qualcuno apre la doccia al secondo piano e contemporaneamente un altro apre il rubinetto della cucina al piano terra, la pressione cala sensibilmente. Questo accade perché tutti i punti di utilizzo condividono la stessa tubazione principale: ogni derivazione “ruba” portata a quelle successive. In un appartamento con un solo bagno e una cucina, il problema è gestibile. In una casa con due o tre bagni, diventa frustrante.
Quando lo consiglio: per piccoli appartamenti (fino a 60-70 mq) con un bagno e una cucina, oppure per interventi parziali dove non è possibile rifare l’intero impianto. Se state pensando di rinnovare il bagno senza stravolgere tutto, potete approfondire nel mio articolo sullo schema dell’impianto idraulico del bagno.
Schema 2: impianto a collettore (in parallelo)
Lo schema a collettore è quello che installo più frequentemente nelle nuove costruzioni e nelle ristrutturazioni complete. Il principio è semplice ma geniale: dal contatore, l’acqua arriva a un collettore (una barra con più uscite, simile a una ciabatta elettrica), e da lì parte un tubo dedicato per ogni singolo punto di utilizzo.
Il risultato è che ogni rubinetto, doccia o elettrodomestico ha la sua linea indipendente. Aprite tre rubinetti contemporaneamente? La pressione resta praticamente costante su ciascuno. Questo è il motivo per cui è diventato lo standard nelle costruzioni moderne.
I vantaggi non finiscono qui:
- Manutenzione semplificata: potete chiudere una singola utenza dal collettore senza interrompere il resto della casa
- Nessun raccordo sotto traccia: i tubi vanno dal collettore al punto di utilizzo senza giunzioni intermedie, riducendo il rischio di perdite
- Flessibilità futura: aggiungere un punto di utilizzo è semplice, basta che il collettore abbia uscite disponibili
Lo svantaggio? Serve più tubo. In un appartamento di 100 mq con due bagni, un impianto a collettore richiede circa il 30-40% in più di tubazione rispetto a uno a derivazione. Il costo aggiuntivo, però, si recupera ampiamente in termini di comfort e durata nel tempo.
Il collettore viene solitamente installato in un cassetta ispezionabile incassata nel muro, spesso vicino al bagno principale o in un locale tecnico. Ogni uscita è contrassegnata e dotata di una valvola di intercettazione. Se avete in programma una ristrutturazione completa del bagno, la detrazione per ristrutturazione bagno 2026 copre anche il rifacimento dell’impianto idraulico.

Schema 3: impianto misto derivazione e collettore
Lo schema misto è il compromesso intelligente che propongo quando il budget non consente un impianto completamente a collettore, ma si vuole comunque un buon livello di prestazioni. L’idea è usare il collettore per le zone critiche (tipicamente i bagni) e la derivazione per le zone meno esigenti (cucina, lavanderia, punti di erogazione singoli).
In pratica, dal contatore parte una tubazione principale che alimenta un collettore dedicato al bagno (o ai bagni). Da questo collettore partono le linee individuali per doccia, lavabo, bidet e water. La cucina e gli altri punti, invece, vengono serviti con derivazioni dalla tubazione principale.
Questo schema ha un ottimo rapporto costi-benefici. Lo uso spesso nelle ristrutturazioni parziali dove si rifà completamente il bagno ma non si vuole intervenire sulla cucina. Il risultato è un bagno con pressione costante e indipendenza tra le utenze, mantenendo la semplicità della derivazione nel resto della casa.
Un consiglio pratico: se optate per lo schema misto, assicuratevi che il diametro della tubazione principale sia adeguato. Di solito consiglio un 26×3 mm in multistrato per il tratto principale e 20×2 mm per le derivazioni e le linee dal collettore. Per chi sta valutando i costi complessivi di una ristrutturazione a Bologna, ho scritto una guida dettagliata sulla ristrutturazione bagno a Bologna.
Schema 4: impianto ad anello
Lo schema ad anello è meno comune nelle abitazioni private, ma lo trovo particolarmente indicato per le case di grandi dimensioni e le villette su più piani. Il principio è questo: la tubazione principale forma un circuito chiuso (un anello, appunto) che torna al punto di partenza. I punti di utilizzo si collegano lungo questo anello.
Il grande vantaggio è che l’acqua può raggiungere ogni punto da due direzioni opposte. Questo significa che anche quando più utenze funzionano contemporaneamente, la pressione si mantiene stabile perché il flusso si bilancia naturalmente. In sostanza, è come avere due strade per arrivare alla stessa destinazione: se una è congestionata, l’altra compensa.
Lo schema ad anello richiede una progettazione più attenta. Il dimensionamento dei diametri deve tenere conto del flusso bidirezionale, e i raccordi devono essere posizionati con precisione. Tuttavia, in una villetta con tre bagni, una cucina, una lavanderia e magari un bagno nel seminterrato, questo schema garantisce prestazioni eccellenti.
Nella mia esperienza, lo schema ad anello funziona al meglio quando la pressione di rete è compresa tra 2 e 4 bar. Se la pressione è inferiore a 1,5 bar, come capita in alcune zone collinari di Bologna, è preferibile optare per il collettore con un gruppo di pressurizzazione.
Un aspetto importante: lo schema ad anello si presta molto bene anche per la distribuzione dell’acqua calda sanitaria con ricircolo. L’anello permette di mantenere l’acqua calda in circolazione costante, eliminando l’attesa al rubinetto. Questo è un comfort notevole, soprattutto in case dove il generatore di acqua calda è distante dai punti di utilizzo.
Schema 5: impianto a colonne montanti
Lo schema a colonne montanti è tipico dei condomini e degli edifici multipiano, ma lo includo in questa guida perché molti lettori vivono in appartamenti e conoscere questo schema aiuta a capire come funziona l’impianto del proprio edificio.
Il principio è verticale: dal locale contatori al piano terra (o interrato) partono delle colonne verticali che salgono lungo l’edificio. A ogni piano, una derivazione orizzontale porta l’acqua all’appartamento. All’interno dell’appartamento, poi, si utilizza uno degli schemi visti sopra (derivazione, collettore o misto).
Le colonne montanti possono essere di due tipi:
- Colonna unica: una sola colonna serve tutti gli appartamenti. È la soluzione più economica ma anche quella con maggiori problemi di pressione ai piani alti
- Colonne multiple: colonne separate per acqua fredda, acqua calda e, in alcuni casi, per zone diverse dell’edificio. Garantiscono migliori prestazioni
Un problema classico delle colonne montanti è la perdita di pressione ai piani superiori. Per ogni metro di altezza, la pressione diminuisce di circa 0,1 bar. In un edificio di 5 piani (circa 15 metri), si perdono circa 1,5 bar. Se la pressione di rete è di 3 bar, al quinto piano arrivano appena 1,5 bar: il minimo indispensabile per far funzionare una doccia decentemente. Per questo motivo, i condomini più alti prevedono gruppi di pressurizzazione o serbatoi di accumulo in copertura, come indicato nelle linee guida ministeriali sull’edilizia residenziale.
Se vivete in un condominio e state pensando di rifare l’impianto del vostro appartamento, il mio consiglio è di optare per uno schema a collettore all’interno dell’unità, partendo dalla derivazione condominiale. È la soluzione che offre il miglior controllo sulla distribuzione interna. Anche la sostituzione di componenti come lo galleggiante dello sciacquone risulta più semplice con un impianto ben organizzato.

Confronto tra i cinque schemi
Per aiutarvi nella scelta, ho preparato una tabella comparativa che riassume le caratteristiche principali dei cinque schemi. I dati si riferiscono a un appartamento tipo di 100 mq con due bagni e una cucina.
| Schema | Costo indicativo (solo tubazioni) | Metri di tubo necessari | Pressione uniforme | Manutenzione | Ideale per |
|---|---|---|---|---|---|
| Derivazione (serie) | 800 – 1.200 € | 25 – 35 m | Bassa | Difficile | Monolocali, bilocali |
| Collettore (parallelo) | 1.500 – 2.200 € | 45 – 65 m | Ottima | Facile | Nuove costruzioni, ristrutturazioni complete |
| Misto | 1.100 – 1.800 € | 35 – 50 m | Buona | Media | Ristrutturazioni parziali |
| Ad anello | 1.800 – 2.500 € | 50 – 70 m | Molto buona | Media | Villette grandi, case su più piani |
| Colonne montanti | Variabile (condominiale) | Variabile | Variabile per piano | Complessa | Condomini, edifici multipiano |
Come vedete, lo schema a collettore costa di più in materiale ma offre vantaggi significativi in termini di prestazioni e manutenibilità. Nella mia esperienza, il sovracosto iniziale si ripaga entro 5-8 anni grazie alla riduzione degli interventi di riparazione e alla maggiore efficienza idrica. Per chi valuta anche il risparmio energetico complessivo della casa, può essere utile consultare la guida sull’Ecobonus 2026 che copre diversi interventi di efficientamento.
Tubazioni: materiali e diametri consigliati
La scelta del materiale delle tubazioni è strettamente legata allo schema adottato. Oggi il materiale che uso praticamente in esclusiva è il tubo multistrato (PEX-Al-PEX): un sandwich di polietilene reticolato, alluminio e polietilene reticolato. Combina la flessibilità della plastica con la resistenza del metallo.
Ecco i diametri che consiglio in base allo schema e alla funzione:
- Tubazione principale (dal contatore): 26×3 mm per appartamenti fino a 120 mq; 32×3 mm per superfici maggiori
- Linee dal collettore ai punti di utilizzo: 20×2 mm per lavabi, bidet e water; 20×2 mm o 16×2 mm per la doccia (dipende dalla distanza)
- Alimentazione lavatrice e lavastoviglie: 20×2 mm
- Linea di ricircolo acqua calda: 16×2 mm
Un errore che vedo spesso nei lavori fai da te è sottodimensionare le tubazioni. Si sceglie un diametro piccolo per risparmiare qualche euro, ma poi la doccia non ha pressione sufficiente. Il costo della differenza tra un tubo da 16 mm e uno da 20 mm è di pochi centesimi al metro; la differenza in termini di portata è enorme.
Per quanto riguarda i materiali alternativi: il rame resta un’ottima scelta, soprattutto per la sua azione battericida naturale, ma il costo è circa il triplo del multistrato. Il polipropilene (PPR) è economico e durevole, ma richiede saldatura a caldo e non è flessibile come il multistrato. Il PEX nudo (senza strato di alluminio) è il più economico, ma è permeabile all’ossigeno e può presentare problemi di dilatazione termica.
Se state pensando di intervenire anche sulle pareti durante la ristrutturazione, potrebbe interessarvi la guida su come riparare un muro umido, un problema che spesso si scopre proprio quando si aprono le tracce per i tubi.
Normativa e progettazione dell’impianto idraulico
Prima di posare un tubo, serve un progetto. E il progetto deve rispettare le normative vigenti. In Italia, l’impianto idraulico domestico è regolato da diverse norme tecniche. Le principali sono:
- UNI 9182: criteri di progettazione degli impianti di adduzione dell’acqua fredda e calda
- UNI EN 806 (parti 1-5): specifiche tecniche per gli impianti all’interno degli edifici
- D.M. 37/2008: disciplina l’installazione degli impianti negli edifici e stabilisce che gli impianti idraulici devono essere realizzati da imprese abilitate, con rilascio della dichiarazione di conformità
Questo è un punto su cui insisto sempre: anche se siete appassionati di fai da te come me, l’impianto idraulico è un lavoro che richiede la certificazione di un professionista abilitato. Potete fare molto in autonomia, dalla pianificazione al tracciamento, ma la posa finale e il collaudo devono essere eseguiti (o almeno supervisionati e certificati) da un idraulico iscritto alla Camera di Commercio con i requisiti previsti dal D.M. 37/2008.
La progettazione di un impianto idraulico casa schema prevede questi passaggi:
- Rilievo della planimetria e identificazione di tutti i punti di utilizzo
- Calcolo delle portate necessarie per ciascun punto (un lavabo richiede circa 0,1 l/s, una doccia 0,2 l/s)
- Scelta dello schema di distribuzione più adatto
- Dimensionamento delle tubazioni in base alle portate contemporanee
- Disegno del percorso delle tubazioni, con indicazione di pendenze e supporti
- Verifica della pressione disponibile e calcolo delle perdite di carico
Se la ristrutturazione coinvolge anche altri aspetti della casa, valutate se potete accedere al bonus ristrutturazione bagno per ammortizzare parte della spesa.
Errori comuni da evitare nella scelta dello schema
In vent’anni di lavoro ho visto di tutto. Ecco gli errori più frequenti che incontro quando vengo chiamato per risolvere problemi su impianti idraulici esistenti:
1. Scegliere lo schema solo in base al costo. L’impianto a derivazione costa meno, è vero. Ma se avete due bagni e una famiglia di quattro persone, vi ritroverete a litigare ogni mattina per la pressione della doccia. Il risparmio iniziale non vale la frustrazione quotidiana.
2. Non considerare le utenze future. Quando progettate l’impianto, pensate anche a cosa potrebbe servire tra cinque o dieci anni. Un collettore con due uscite libere costa pochi euro in più e vi evita di rompere i muri in futuro.
3. Trascurare l’isolamento termico dei tubi. Le tubazioni dell’acqua calda devono essere sempre isolate con guaine in materiale espanso. Non farlo significa sprecare energia e aumentare i tempi di attesa dell’acqua calda al rubinetto. Anche le tubazioni dell’acqua fredda, se passano vicino a fonti di calore, vanno isolate per evitare la formazione di condensa e la proliferazione della legionella.
4. Fare raccordi sotto traccia nello schema a derivazione. Ogni raccordo nascosto nel muro è una potenziale perdita futura. Se usate lo schema a derivazione, cercate almeno di posizionare tutti i raccordi in punti ispezionabili. Con lo schema a collettore questo problema non esiste, perché i tubi corrono interi dal collettore al punto di utilizzo.
5. Ignorare la pendenza degli scarichi. Anche se in questo articolo ci concentriamo sull’adduzione (acqua in pressione), ricordate che lo schema dell’impianto idraulico comprende anche gli scarichi. Ogni tratto orizzontale di scarico deve avere una pendenza minima dell’1-2% per garantire il corretto deflusso.
6. Non prevedere valvole di intercettazione. Ogni zona della casa dovrebbe avere la possibilità di essere isolata senza chiudere l’acqua a tutto l’appartamento. Nel schema a collettore questo è automatico; negli altri schemi, aggiungete valvole nei punti strategici.
Se durante i lavori vi trovate a dover intervenire anche sulle finiture, la guida sul controsoffitto in cartongesso fai da te può essere utile per nascondere tubazioni che corrono a soffitto. E se scoprite problemi di umidità nelle murature, affrontate il problema prima di chiudere le tracce: le soluzioni le trovate nella guida dedicata ai muri umidi.
Da ricordare
- Scegliete lo schema a collettore per nuove costruzioni e ristrutturazioni complete: garantisce pressione uniforme e manutenzione semplice
- Dimensionate le tubazioni principali almeno a 26×3 mm in multistrato per appartamenti fino a 120 mq
- Prevedete sempre un collettore con 2 uscite libere per eventuali ampliamenti futuri
- Isolate termicamente tutte le tubazioni dell’acqua calda e quelle fredde vicine a fonti di calore
- Fate certificare l’impianto da un professionista abilitato ai sensi del D.M. 37/2008, anche se eseguite parte dei lavori in autonomia
Domande frequenti
Come è fatto l’impianto idrico di una casa?
L’impianto idrico domestico è composto da una rete di adduzione (che porta l’acqua in pressione ai rubinetti) e una rete di scarico (che allontana le acque reflue). La rete di adduzione parte dal contatore, passa attraverso un riduttore di pressione e si divide in acqua fredda e acqua calda (tramite caldaia o scaldabagno). Da qui le tubazioni raggiungono i punti di utilizzo seguendo uno degli schemi descritti in questo articolo: derivazione, collettore, misto, anello o colonne montanti.
Quanto costa fare un impianto idraulico in una casa di 100 mq?
Per un appartamento di 100 mq con due bagni e una cucina, il costo dell’impianto idraulico completo (adduzione e scarichi, escluse le finiture) varia da 3.500 a 7.000 euro, a seconda dello schema scelto e dei materiali. Uno schema a derivazione si colloca nella fascia bassa, uno a collettore in multistrato nella fascia medio-alta. Questi costi includono materiali, manodopera e certificazione, ma non le opere murarie (tracce, ripristino intonaco).
Dove posso trovare gli schemi per l’impianto idraulico?
Gli schemi dell’impianto idraulico si trovano nella documentazione tecnica dell’edificio, in particolare nella dichiarazione di conformità rilasciata dall’installatore (obbligatoria per legge dal 2008). Per le nuove progettazioni, è possibile consultare le norme UNI 9182 e UNI EN 806, disponibili sul sito dell’Ente Nazionale Italiano di Unificazione. Per interventi fai da te, guide pratiche come questa vi offrono gli schemi tipo più diffusi con indicazioni concrete per la realizzazione.
Qual è la differenza tra impianto a collettore e a derivazione?
La differenza fondamentale è nel modo in cui l’acqua raggiunge i punti di utilizzo. Nell’impianto a derivazione, una tubazione principale attraversa la casa e i vari rubinetti si collegano in serie lungo il percorso. Nell’impianto a collettore, un distributore centrale invia un tubo dedicato a ogni singolo punto di utilizzo, in parallelo. Il collettore garantisce pressione costante e indipendenza tra le utenze, ma richiede più tubo. La derivazione è più economica ma soffre di cali di pressione con utilizzi simultanei.
Si può fare l’impianto idraulico da soli?
La legge italiana (D.M. 37/2008) prevede che gli impianti idraulici siano realizzati da imprese abilitate, che rilasciano la dichiarazione di conformità. Potete eseguire in autonomia alcune operazioni preparatorie (tracce nei muri, passaggio guaine, posa di supporti), ma la realizzazione effettiva dell’impianto e il collaudo devono essere certificati da un professionista. Un impianto non certificato può causare problemi in caso di vendita dell’immobile o di sinistro assicurativo.
Ogni quanto va sostituito l’impianto idraulico di casa?
La durata dipende dal materiale delle tubazioni. I tubi in multistrato hanno una vita utile stimata superiore ai 50 anni. Il rame può durare anche 70-80 anni. I vecchi tubi in ferro zincato, invece, dopo 30-40 anni presentano spesso incrostazioni e corrosione. Segnali che indicano la necessità di sostituzione sono: acqua rossastra, cali di pressione progressivi, perdite frequenti e rumori nelle tubazioni.